Sono cambiata io?

  • Ma....essendo anch'io reduce da tre aborti mi chiedo dove sta il "volere bene" al proprio partner. Se pensi al mio uomo dopo gli aborti, la delicatezza, la pazienzs, le lacrime di entrambi....


    C'è un binario comunicativo che è quello delle emozioni che secondo me va coltivato e percorso, soprattutto per mantenere un'intimità che soffre è diventa meccanica quando in una relazione la si slega completamente dalle emozioni.


    Memole....prova a leggere qualcosa sulla EFT (Emotionally Focused Therapy) di Sue Johnson, forse trovi qualche suggerimento per uscire da questi loop.

    namasté

    Love all, trust a few, do wrong to none

  • Che vuol dire, in concreto, che i componenti della coppia devono "crescere" ? E' un concetto astratto che va riempito di contenuti ...

    In ciò che volevo indicare, crescere significa riconoscere il cambiamento e non negarlo perché il cambiamento ogni tot busserà sempre alle porte della vita o della relazione. O lo neghi facendo muro o cerchi "altrove" false soluzioni (ad esempio tradendo il partner che ami) che ti fanno restare un uomo (o una donna) inconsapevole che vive le relazioni in modo fondamentalemente narcisista e opportunista, pensando che questo opportunismo ti faccia trovare lì fuori "cuori più aperti" quando invece ti vincolerai a una vita dove il ripiego è prendere un po' di sesso con qualcun'altro più deluso di te, di cui di te, come tu di lui, infondo non gliene frega niente se non appunto confermarsi l'ego per un po' ... per poi ritornarsene perplessi e amareggiati nelle relazione ufficiale.


    Significa quindi porsi domande, cercare risposte, e non "fare muro" e perseverare con un approccio che ha funzionato nel passato.

    In poche parole indagare dentro di sè, dentro il rapporto. Tutte occasioni per conoscere meglio se stessi, non sono "favori" che si fanno al partner.


    La coppia dove non cambia mai il paradigma (io ne conosco qualcuna) è la coppia in cui uno dei due è vittima. In altre parole c'è un partner che abbassa la testa e si fa stare bene tutto, perché in queste coppie è insito un gioco di potere: E cioè con uno dei partner non c'è margine di contrattazione, confronto, dialogo, messa in discussione. Quando va bene queste coppie vivono una quotidianità fatta di una sofferenza che è un'abitudine talmente consolidata che ormai è percepita come normalità.

    Sono realmente interessato a scoprire quali siano le soluzioni che vengono proposte, ma in concreto ...

    Tantissime.
    Per esempio, consiglierei a Memole77 di non arrabbiarsi verso suo marito ma di "capire" questo suo bisogno di fare sesso e questa sua difficoltà nel trovare un modo diverso e più profondo di relazionarsi a lei. Prestare "ascolto" a un bisogno, anche se questo è un bisogno infantile e mal posto, è un buon modo per abbassare le barriere e non far sentire l'altro rifiutato. In altre parole significa (nonostante si stia vivendo una situazione difficile si necessità di compresione in primis) mettersi nei panni dell'altro. Dal punto di vista di lui, questa cosa del sesso è "importante" e non va sicuramente sminuita.


    Dialogare evitando critica, accuse, giudizi.

    Non vere paura di parlare a "cuore aperto" dei propri bisogni, a patto che questi non vengano rappresentati come delle "pretese", nel momento in cui non vengono soddisfatte scatta il "ricatto emotivo" (accuse, silenzi punitivi). Lasciare sempre la libertà all'altro di esprimere cio' che sente anche se questa cosa non viene incontro al proprio bisogno o anche se è un atteggiamento privo di sensibilità da parte sua (accusarci, insinuare mala fede nelle nostre intenzioni, etc). Poiché l'altra strada, quella di "forzare" o di "convincere" genera solo più tensione e più distanza. E' meglio accettare una risposta che non piace e lasciare il tempo all'altro di rifletterci da solo, per vedere se di fronte un atteggiamento aperto e disponibile, resta ugualmente convinto di presunte cattive intenzioni nei suoi confronti.


    Considerare che l'altro potrebbe non essere "pronto" al cambiamento, che non è nel suo percorso. Questa è una possibilità purtroppo. Cioè che l'altra persona risponda in modo chiuso a ogni iniziativa costruttiva. In ultima analisi non si può portare nessuno a fare qualcosa che dentro di sè non è pronto o predisposto a fare, compreso capire.


    In tal senso non ci sono vere e proprie soluzioni, la vita rimane una domanda aperta, imboccata una strada cioè intrapresa un'azione o una scelta, ci sarà una ramificazione continua di altre scelte da fare, di cui il "percorso" prende vita strada facendo. Magari si parte volendo sistemare il sesso (Non è il caso di Memo77, faccio un esempio) e magari si arriva alla conclusione che tu e tuo marito non avete più nulla in comune e non te ne eri accorta. L'importante è capire che "il fine" non è "ottenere" quella che appare come a soluzione, cioè "fare funzionare questo sesso così siamo tutti contenti " ... perché ogni "Qualità" (per esempio una buona sessualità) non viene mai raggiunta per via diretta (ci mettiamo di buona lena a discutere su questo sesso finché troviamo un accordo) ma sempre indiretta: La scultura emerge dal blocco di marmo quando si è "ripulito" l'unitile, l'eccesso. Di conseguenza le "soluzioni" affiarano quando però esse stesse non diventano un'ossessione.

    «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo».

  • Ma....essendo anch'io reduce da tre aborti mi chiedo dove sta il "volere bene" al proprio partner. Se pensi al mio uomo dopo gli aborti, la delicatezza, la pazienzs, le lacrime di entrambi....


    C'è un binario comunicativo che è quello delle emozioni che secondo me va coltivato e percorso, soprattutto per mantenere un'intimità che soffre è diventa meccanica quando in una relazione la si slega completamente dalle emozioni.

    Mi sento di condividere pienamente questa riflessione e, quando avevo letto il thread e la storia dei tre aborti ero rimasto sorpreso dal tono usato.

    Certo, ci sono aborti spontanei che possono non incidere sul fisico e sulla psiche (Memole ha già avuto tre figli), ma ci sono aborti che vengono vissuti, non solo dalla donna ma anche dal partner, come eventi traumatici. E talvolta minano le basi della coppia.


    (------------- 8) ----------------)

    Il più bello dei mari / è quello che non navigammo. / Il più bello dei nostri figli / non è ancora cresciuto. I più belli dei nostri giorni /non li abbiamo ancora vissuti. / E quello / che vorrei dirti di più bello / non te l’ho ancora detto.   Nazim Hikmet (1901-1963)

  • In ciò che volevo indicare, crescere significa riconoscere il cambiamento e non negarlo perché il cambiamento ogni tot busserà sempre alle porte della vita o della relazione. O lo neghi facendo muro o cerchi "altrove" false soluzioni (ad esempio tradendo il partner che ami) che ti fanno restare un uomo (o una donna) inconsapevole che vive le relazioni in modo fondamentalmente narcisista e opportunista, pensando che questo opportunismo ti faccia trovare lì fuori "cuori più aperti" quando invece ti vincolerai a una vita dove il ripiego è prendere un po' di sesso con qualcun altro più deluso di te, di cui di te, come tu di lui, infondo non gliene frega niente se non appunto confermarsi l'ego per un po' ... per poi ritornarsene perplessi e amareggiati nelle relazione ufficiale.


    Significa quindi porsi domande, cercare risposte, e non "fare muro" e perseverare con un approccio che ha funzionato nel passato.

    In poche parole indagare dentro di sè, dentro il rapporto. Tutte occasioni per conoscere meglio se stessi, non sono "favori" che si fanno al partner.


    La coppia dove non cambia mai il paradigma (io ne conosco qualcuna) è la coppia in cui uno dei due è vittima. In altre parole c'è un partner che abbassa la testa e si fa stare bene tutto, perché in queste coppie è insito un gioco di potere: E cioè con uno dei partner non c'è margine di contrattazione, confronto, dialogo, messa in discussione. Quando va bene queste coppie vivono una quotidianità fatta di una sofferenza che è un'abitudine talmente consolidata che ormai è percepita come normalità.

    La vita è una continua evoluzione e, sono d'accordo da sempre, la relazione di coppia implica una serie infinita di punti di equilibrio da raggiungere e superare per il prossimo traguardo.


    In questa curva evolutiva, che procede nel tempo, arriva il momento, però, nel quale questa capacità di trovare compromessi tende a sclerotizzarsi e la capacità/flessibilità di uno (o di entrambi) de(i) partner diminuisce.


    Un esempio banalissimo: da fidanzati si va sempre in campeggio, poi appena sposati la moglie dice che il campeggio è insopportabile e che si deve andare in albergo. Lo fai, lo accetti, ma è l'inizio di una riduzione dell'area del possibile consenso.

    E così capita nella sessualità: certe pratiche vengono abbandonate senza particolari spiegazioni o certe disponibilità diminuiscono. Quell'area di complicità e di intesa a pelle che aveva celebrato la realizzazione della coppia entra in crisi: andare in vacanza, che comportava una tacita intesa/promessa di sessualità si trasforma in crisi nel nome del riposo. Solo che il relax tende a scomparire ...


    Faccio una considerazione complementare basata sull'esperienza, provata in almeno due occasioni, con partners diverse, sempre in relazione al sesso.

    Se nel parlar chiaro, nell'aprirsi a spiegare il proprio punto di vista o le ragioni dell'insoddisfazione, accenni a chiudere l'esperienza di coppia e lasciarsi, può capitare che si susciti nell'altro partner una reazione diversa, ovviamente se esiste la volontà di cercare di recuperare il rapporto. All'improvviso, tutte (o quasi) le reticenze o le opposizioni scompaiono e si ritrova l'intesa da lungo tempo perduta, almeno per un certo tempo.


    Senza proseguire nel ragionamento, che porterebbe lontano, può venire alla mente che la flessibilità/disponibilità perduta del partner non era altro che un tentativo di esercitare un potere, di imporre il cambiamento nel senso voluto (non negoziato). E ci rifletti sopra ... sulla lotta di potere che può diventare l'infinita sequenza di punti di equilibrio di cui parlavano all'inizio.


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    Il più bello dei mari / è quello che non navigammo. / Il più bello dei nostri figli / non è ancora cresciuto. I più belli dei nostri giorni /non li abbiamo ancora vissuti. / E quello / che vorrei dirti di più bello / non te l’ho ancora detto.   Nazim Hikmet (1901-1963)

  • Ma....essendo anch'io reduce da tre aborti mi chiedo dove sta il "volere bene" al proprio partner. Se pensi al mio uomo dopo gli aborti, la delicatezza, la pazienzs, le lacrime di entrambi....


    C'è un binario comunicativo che è quello delle emozioni che secondo me va coltivato e percorso, soprattutto per mantenere un'intimità che soffre è diventa meccanica quando in una relazione la si slega completamente dalle emozioni.


    Memole....prova a leggere qualcosa sulla EFT (Emotionally Focused Therapy) di Sue Johnson, forse trovi qualche suggerimento per uscire da questi loop.

    Ti ringrazio per i consigli di lettura, ho dato uno sguardo e mi sembra interessante. Senza dubbio siamo rimasti male entrambi ma lui spesso mi rimprovera di essere eccessivamente pesante e di pensare troppo a quello che è successo. Non so se mi spiego: in sostanza lui sostiene di cercare di alleggerire la situazione e non pensarci, mentre io "torno sempre lì". Questo un po' mi fa male perché a me dà la sensazione che lui sminuisca un po' il tutto.

    Era una ragazza semplice, di quelle che sognano dietro ai libri e alle poesie, e se la vita poi è carogna non importa, una ragione per sorridere la trovi comunque.

  • Mi sento di condividere pienamente questa riflessione e, quando avevo letto il thread e la storia dei tre aborti ero rimasto sorpreso dal tono usato.

    Certo, ci sono aborti spontanei che possono non incidere sul fisico e sulla psiche (Memole ha già avuto tre figli), ma ci sono aborti che vengono vissuti, non solo dalla donna ma anche dal partner, come eventi traumatici. E talvolta minano le basi della coppia.


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    Per me questi aborti sono stati molto molto mentalmente duri (fisicamente anche, soprattutto uno, ma quel dolore se ne va presto). Ne parlo quasi con vergogna, come se fosse stata colpa mia. Quindi a bassa voce.

    Non conta che abbia già 3 figli, non importa se due aborti sono stati precoci... ti affezioni immediatamente a quelle 3 minuscole celluline.

    Forse è l'età... forse ancora non ero pronta a rinunciare a essere nuovamente madre ma tutti e 3 questi aborti insieme sono stati un duro colpo. Si chiude un capitolo, lo devo chiudere perché fa troppo male.

    Ho bisogno di tempo per questo, ho bisogno di poter soffrire perché fin'ora non ho potuto farlo, con i bambini sempre intorno. La sola volta che sono riuscita a sfogarmi un po' è stato al telefono con una mia amica. Con lui non parlo perché sembra che non voglia pensarci per non stare male ma questo non mi aiuta, così come il suo con il suo continuo insistere su quello che sappiamo.


    Certo è che io non sono molto comunicativa, se non chiedi non parlo di mia spontanea volontà. Mi prendo le mie responsabilità per questo, anche se a volte vorrei che mi chiedesse come sto. Dobbiamo sicuramente lavorare per venirci incontro entrambi e, come dice juniz, crescere come coppia. Certamente io uno sforzo nella sua direzione lo voglio fare e mi piacerebbe lo facesse anche lui, ma prima dovrebbe capire quello che sto cercando di dirgli da mesi.


    Per esempio, consiglierei a Memole77 di non arrabbiarsi verso suo marito ma di "capire" questo suo bisogno di fare sesso e questa sua difficoltà nel trovare un modo diverso e più profondo di relazionarsi a lei. Prestare "ascolto" a un bisogno, anche se questo è un bisogno infantile e mal posto, è un buon modo per abbassare le barriere e non far sentire l'altro rifiutato. In altre parole significa (nonostante si stia vivendo una situazione difficile si necessità di compresione in primis) mettersi nei panni dell'altro. Dal punto di vista di lui, questa cosa del sesso è "importante" e non va sicuramente sminuita.


    Dialogare evitando critica, accuse, giudizi.

    Non vere paura di parlare a "cuore aperto" dei propri bisogni, a patto che questi non vengano rappresentati come delle "pretese", nel momento in cui non vengono soddisfatte scatta il "ricatto emotivo" (accuse, silenzi punitivi). Lasciare sempre la libertà all'altro di esprimere cio' che sente anche se questa cosa non viene incontro al proprio bisogno o anche se è un atteggiamento privo di sensibilità da parte sua (accusarci, insinuare mala fede nelle nostre intenzioni, etc). Poiché l'altra strada, quella di "forzare" o di "convincere" genera solo più tensione e più distanza. E' meglio accettare una risposta che non piace e lasciare il tempo all'altro di rifletterci da solo, per vedere se di fronte un atteggiamento aperto e disponibile, resta ugualmente convinto di presunte cattive intenzioni nei suoi confronti.


    Considerare che l'altro potrebbe non essere "pronto" al cambiamento, che non è nel suo percorso. Questa è una possibilità purtroppo. Cioè che l'altra persona risponda in modo chiuso a ogni iniziativa costruttiva. In ultima analisi non si può portare nessuno a fare qualcosa che dentro di sè non è pronto o predisposto a fare, compreso capire.

    Mi piacciono questi consigli <3 . Vorrei tanto riuscire a seguirli e anche se mi pare non si tratti del percorso più facile penso sia la strada da prendere. Parlare apertamente, provare a farsi capire senza voler prevalere o imporre.

    Vedremo se ne saremo capaci.

    Grazie :)

    Era una ragazza semplice, di quelle che sognano dietro ai libri e alle poesie, e se la vita poi è carogna non importa, una ragione per sorridere la trovi comunque.

    Edited once, last by memole77: Incorporato un post creato da memole77 in questo post. ().

  • Ti ringrazio per i consigli di lettura, ho dato uno sguardo e mi sembra interessante. Senza dubbio siamo rimasti male entrambi ma lui spesso mi rimprovera di essere eccessivamente pesante e di pensare troppo a quello che è successo. Non so se mi spiego: in sostanza lui sostiene di cercare di alleggerire la situazione e non pensarci, mentre io "torno sempre lì". Questo un po' mi fa male perché a me dà la sensazione che lui sminuisca un po' il tutto.

    Vi capisco entrambi....

    Ognuno di noi ha un modo personale di approcciarsi ai problemi, di comunicare le proprie sofferenze. Abbiamo anche tutti un tasso di sopportazione molto diverso. Ti posso dire che per noi.i tre aborti sono stati una prova non indifferente che ci ha costretto a crescere, sennò non saremo più insieme. Non ti nego che abbiamo avuto bisogno di aiuto professionale e l'ha proposto lui. È e rimane un lutto che tu vivi pienamente e lui parzialmente perché gli manca il vissuto fisico (con il suo aspetto risolutivo). Se poi oltre alla perdite, per te si apre anche il discorso del capitolo di vita che ti vedi costretta a chiudere, la cosa si complica....e permettimi, anche il sesso acquista un' altra dimensione. Un conto è fare sesso cercando o accettando l'eventualità di procreare, altra cosa è farlo per il piacere dell'intimità.

    È proprio qui che la coppia secondo me può crescere e maturare, facendo leva su quello che la lega: il sentimento. Il sentimento va messo al centro, va vissuto, sia nel sesso sia in tutte le altre cose che condividete. Talvolta, per quanto io da sempre adori il sesso, un sana risata in coppia, una parentesi di puro divertimento fa miracoli!

    namasté

    Love all, trust a few, do wrong to none

  • Da qua si evince la differenza tra uomo e donna: lui pensa al sesso (non lo sto dicendo in senso accusatorio, non me lo permetterei mai), mentre lei sta superando il trauma degli aborti.

    L'unica cosa che mi sento di consigliarti e di rivolgere entrambi da uno psicologo, che possa aiutare lui a capire il perché tu lo rifiuti e che tu possa superare il trauma e stare bene con te stessa e, successivamente, darvi dei strumenti per trovarvi sotto una nuove luce di coppia, che non riguardi per forza solo il sesso, ma anche altro

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