Arrivata ad un bivio

  • Ciao a tutti, sono nuova sul forum e dopo aver letto un po' delle discussioni ho preso coraggio ed ho deciso di scrivere per sommi capi della mia situazione familiare, in particolare legata alla figura di mio padre.

    Perdonatemi in anticipo se sarò prolissa ma partirei un po' dagli antipodi, tenendo conto che attualmente io ho quasi 26 anni con un fratello di 30.

    Diciamo che non ho molta memoria di quand'ero piccola, vaghi ricordi legati forse ad episodi che mi son stati raccontati nel tempo, ma posso esser certa di non aver mai avuto un rapporto con mio padre. Per me decisivo e significativo è l'episodio raccontatomi da mia madre di quand'ero in culla, a pianger disperata perché avevo sete, con guance paonazze e singhiozzi bloccati e lui che dormiva beatamente sul divano di fianco a me. Io questi li definisco solo "dettagli".

    La situazione nasce da una profonda depressione che ormai lo logora da molti anni, legata alla sua famiglia, fratelli e genitori compresi, che non gli è mai stata d'aiuto. Le cose negli anni sono andate sempre peggiorando, sfociando nella dipendenza da alcol, e mia madre di canto suo ha cercato sempre di aiutarlo, medici, medicine di nascosto nel cibo, ma nonostante tutto, le discussioni erano inevitabili. Tornava a casa ubriaco perso, vomitava ovunque ed io e mio fratello piccoli nelle nostre stanze... contando che forse mio fratello ha vissuto un'infanzia peggiore della mia (mia madre dovette portarlo dallo psicologo infantile perché non parlava e quando ha cominciato, balbettava).
    Ma vorrei focalizzarmi sui giorni attuali.
    Nel corso della mia adolescenza le discussioni con me aumentavano a dismisura perché mi sforzavo di capire per quale motivo non riuscisse a cambiare atteggiamento ma ora sono consapevole del fatto che non si è mai sforzato, anzi, si è sempre poggiato con tutto il peso e cullato sulle spalle degli altri, non lavorando, non aiutando mai nessuno di noi e portando solo problemi e dispiaceri a casa. Non ha nemmeno mai aiutato noi figli nei nostri sogni, io mi sono iscritta all'università e sono stata 5 anni fuori di casa, i primi 3 anni con l'aiuto di mia madre, che ha dovuto per anni far assistenza ad un'anziana di notte, ed il restante dei 2 coi miei sforzi, lavorando e cercando di andare avanti. Posso dire che sono stati gli anni migliori e peggiori della mia vita. Anni migliori perché non stavo più a casa dei miei, ma gli anni peggiori perché la mia testa era sempre a casa, vicina a mia madre e mio fratello, con la paura che in qualsiasi momento potesse fare qualche scatto irruento. Da quando mia madre ha cominciato a non esser più presente dentro casa, lui ha cominciato ad esser territoriale, a non dormire più nella camera ma sul divano, prendendo possesso di tutti gli spazi. I problemi sono ricominciati da quando mi son trovata costretta a ritornare a casa durante la pandemia. Vorrei potervi descrivere nel dettaglio le cose che succedono e gli atteggiamenti che ha, fa di tutto pur di darci fastidio, istiga perché vuole che sia tu a dover cominciare per primo una discussione, tratta male e risponde male, sbatte stipi e cassetti per innervosirci. Io non so più cosa fare, mi dispiace infinitamente perché ha buttato una vita, ma mi rendo conto che non ha amor proprio, figuriamoci per la famiglia. Sono arrivata alla conclusione che non era destinato ad esser padre e che una volta che mio fratello si sarà sposato, io e mia madre dobbiamo andare via. Non so più cosa fare, vorrei poter essere egoista, non considerarlo e non rispondere, ma delle volte è più forte di me, offende e fa stare male. La cosa grave è che ti porta a pensare che il problema sei tu e non lui ed alla fine dei conti dovremo pagarla noi la bolletta salata dallo psicologo. Mi sento ad un bivio.

  • Qubit

    Approved the thread.
  • Ciao, mi spiace per la situazione di tuo padre. Pensi che non possa migliorare la sua condizione lavorando sulla sua depressione... Sugli aspetti che l'hanno provocata ?

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