Lo strappo nel cielo di carta

  • uno squarcio di luce...riesce a farvi vedere meglio quella persona nei confronti della quale vi siete sempre sentiti da meno, inferiori, inadeguati e scoprite che forse in realtà è quella persona ad avere motivo di sentirsi da meno rispetto a voi, per valori, cultura, spessore.

    Vi è mai capitato di avere una sorta di "nemesi", qualcuno che lo è diventato per atteggiamenti, frasi che vi hanno fatto del male e che lo hanno trasformato in un "nemico", con cui interfacciarvi di continuo per lavorare in positivo su voi stessi? Questa cosa mi è capitata con una "parente" quasi mia coetanea (lei in realtà è più piccola di me di qualche anno): ho da sempre patito le sue osservazioni, ora consapevolmente pungenti ora ingenuamente schiette e bonarie, per cui questa cosa l'ha progressivamente trasformata in una nemesi. Ho sempre temuto il confronto con lei, l'ho sempre considerata fortunata (senza troppo merito personale) e mi sono sempre sentita da meno: meno fortunata, meno apprezzata e apprezzabile, meno distinta, meno socievole, meno insomma. E ho patito questa cosa per lungo tempo.
    Ultimamente invece, complici alcune sue scelte di vita dettate solo dall'utilitarismo, ho iniziato a guardarla sotto un'altra prospettiva: vedo solo una persona opportunista, senza alcun talento e capacità se non quella fortuna spacciata di trovarsi sempre in situazioni, anche lavorative, agiate, comode e senza sforzo alcuno. LA vedo vuota, votata solo all'apparenza, al narcisismo e all'ostentazione. Leggermente presuntuosa ma in realtà molto insicura (e camuffa bene) ed ho potuto constatare anche un po' ignorantella. é laureata in ambito scientifico ma sa poco e niente del suo ambito se non quelle quattro cose imparate a memoria che non sa nemmeno spiegare e nello scritto (ho letto qualche sua bozza di scritto scientifico) commette errori grammaticali e sintattici di certa rilevanza (non sarà importante per molti ma ritengo importante che le persone che hanno titolo di studio e che ambiscono, come lei, a carriera accademica o insegnamento scolastico, sappiano scrivere bene in italiano e conoscano le regole grammaticali).
    Insomma è come se uno strappo nel cielo di carta (per citare Pirandello) avesse fatto entrare un fascio di luce di nuova consapevolezza e avessi realizzato che non ho motivo di sentirmi da meno rispetto a questa persona per cui ho imparato a ridimensionarla. Mi sento diversa, più sicura di me e per certi versi migliore rispetto a lei per ideali e valori, perché le mie conquiste ed i miei successi , di cui vado strafiera perché costruiti da sola senza aiutini, spintarelle o calcoli opportunistici, non sono mai state guidati dall'opportunismo o dal trasformismo, ma dalla volontà e dedizione sincere con tanti sacrifici annessi. Mi ritengo una persona migliore di ciò che credevo di essere nei suoi riguardi, il problema però adesso è che rischio la cosa opposta , di vederla eccessivamente insulsa ed insignificante ed ho paura di questo sentimento. Vorrei trovare un equilibrio, di giudizio e di approccio, ma non ci riesco.
    Si accettano esperienze simili e quindi consigli utili per capire cosa mi succede e come gestire i rapporti con questa persona.

  • Personalmente mi "guardo maggiormente intorno" (nel senso di fare paragoni) quando ho un'autostima più bassa del solito.


    Chiaramente tutto sta nel QUANTO mi confronto.


    Soprattutto quando mi ritengo una persona "migliore". Questa apparente forma di riscatto immagino rappresenti l'altra faccia della stessa medaglia.


    Con gli anni, conoscendo meglio i miei pregi ed i miei difetti, cerco di portare nel mondo (e soprattutto nei limiti del possibile) la versione migliore di me.


    Ovviamente ciò non mi renderà mai completamente impermeabile alle critiche/approvazioni del prossimo...e ci mancherebbe che fosse così.


    La differenza sta nel fatto che sono più in pace con me stesso dopo aver detto...mi dico: a) più di così non potevo fare oppure b) smettila di lamentarti ed impegnati di più se la cosa ti interessa veramente.


    Sbircio "fuori" per costruire...non più per distruggere. Nell'intenzione alla base c'è tutto per me. Le turbolenze arrivano ma adesso si aspetta con più serenità che passino.

  • Vi è mai capitato di avere una sorta di "nemesi", qualcuno che lo è diventato per atteggiamenti, frasi che vi hanno fatto del male e che lo hanno trasformato in un "nemico", con cui interfacciarvi di continuo per lavorare in positivo su voi stessi?

    :/ Direi di sì, ma solo verso persone con cui avevo legami molto stretti e a cui attribuivo (io) una valenza di autorevolezza. Potrei dire che mi è successo con mia madre, con mio fratello, e anche con un compagno. Veramente mai con qualcuno che mi fosse più distante, ma forse poco cambia, proprio perchè penso che il deus ex machina siamo noi, sempre noi, nell'attribuire valenze (talvolta malriposte).


    Sincera : quando c'è stato lo "strappo nel cielo di carta" ho provato pena, non rabbia.

    Ho sempre pensato che in qualche modo quella nemesi, per me, avesse costituito occasione di riflessione e magari miglioramento.

    Al massimo mi turbava per un lungo attimo questo interrogativo: "ma come ho fatto - IO - a non capire prima che non ci fosse alcuna autorevolezza?" .

    Se si tratta di una madre o di un fratello...subentra tenerezza; se si tratta di un compagno...magari anche meno e comunque è il persino felice crollo di un castello di carte. Con persone in ruoli più distanti non lo so, perchè non ho mai provato questo.

    Però mi torna alla mente una citazione che mi è piaciuta tanto, proprio stasera in TV, e che non conoscevo :


    Un giorno mi perdonerò.

    Del male che mi sono fatta.

    Del male che mi sono fatta fare.

    E mi stringerò così forte, da non lasciarmi più.

    E. Dickinson


    Solo per dire : ricordiamo sempre il ruolo che abbiamo avuto NOI nel farci del male o nel consentire ad altri di farcelo, affinchè tutto scorra, da questa semplice/complicatissima consapevolezza, senza che da essa si generino altre e nuove tossicità.

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

    Edited once, last by gloriasinegloria ().

  • Sì, mi è capitato, unito ad una sorta di "dipendenza psicologica" data dall'importanza/influenza che l'opinione di quella persona aveva su di me. Ti confermo che la fase seguente è lo "strappo nel cielo di carta" e ti anticipo che quella successiva è l'indifferenza verso ciò che quella persona fa o dice, nel bene e nel male.

  • Sbircio "fuori" per costruire...non più per distruggere.

    Ciao Birdy. grazie per la tua risposta. Riagganciandomi alla citazione qui ripresa, di fondo quella che presenti è pure la prospettiva da cui mi sono sempre affacciata io al mondo: non ho mai brillato per autostima ( a volte sbagliando e ponendomi appunto sempre ad un livello più basso di persone che non so per quale motivo ho posto immeritatamente al di sopra di me) ma non mi sono mai chiusa, anzi, la mia apertura al mondo, il mio cercare a tutti i costi il confronto con gli altri (soprattutto con persone davvero in gamba, colte, realizzate) è stata direi la mia salvezza, ciò che mi ha permesso di lavorare costantemente su di me per migliorarmi e portare la parte migliore di me nel mondo

    Ti confermo che la fase seguente è lo "strappo nel cielo di carta" e ti anticipo che quella successiva è l'indifferenza verso ciò che quella persona fa o dice, nel bene e nel male.

    Ciao MissMarple. Ti confesso che sono passata anch'io a questa fase di indifferenza e mi chiedo se sia normale passare così facilmente da un estremo all'altro: dal mettermi costantemente in discussione per ogni minima osservazione (ripeto ora volutamente pungente ora bonaria ma percepita da me come pungente) fatta da questa persona al reputare pari a zero ciò che dice adesso. Ecco perché chiedevo consigli. è normale reagire così? Ho paura di passare ad una spocchia/arroganza che di fondo non mi appartiene (pur riconoscendo comunque che nel confronto reale con questa mia nemesi forse in fondo in fondo non sono così in basso come mi sono sempre posta, svilendomi in passato non so per quale astruso meccanismo mentale)

    ma come ho fatto - IO - a non capire prima che non ci fosse alcuna autorevolezza?"

    Bella domanda, Gloria. Mi chiedo in quali meccanismi mentali ci aggrovigliamo alle volte e soprattutto perché...

  • Bella domanda, Gloria. Mi chiedo in quali meccanismi mentali ci aggrovigliamo alle volte e soprattutto perché...


    :/ Forse perchè siamo disponibili e anzi desiderose di esempi e stimoli. E poi, o soprattutto, perchè "di fabbrica" non pensiamo mai che qualcuno (soprattutto se vicino a noi) possa parlarci PER PURA malignità...

    Può essere?

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

Participate now!

Don’t have an account yet? Register yourself now and be a part of our community!