Da cosa sono causati i problemi relazionali seri?

  • Comunque quando ho scritto il topic inizialmente avevo forse interesse a capire come si innestassero talune dinamiche e eventualmente come raddrizzare il tiro diciamo.

    Anche se il non avere amici mi faceva certamente soffrire di più da bambina e da adolescente che ora, che ho altre mancanze più impellenti (mancanza di un fidanzato in primis).

  • Quindi chi non ha amici e vorrebbe averne è in conclusione vittima passiva delle circostanze della vita e delle scelte istintive degli altri?

    Secondo me chi non ha amici e vorrebbe averne è semplicemente una persona che (anche magari per ingenuità e candore) non riesce a cogliere i fattori che rappresentano il pass per accedere al contesto desiderato.

    Qui mi riferisco agli adulti, ovvio essendo che il bambino che all'asilo viene escluso "perchè puzza o ha sempre il moccolo al naso" ben difficilmente potrebbe capirlo da solo e a 4 anni.

    Ma gli adulti possono, e me ne vengono in mente parecchi del mio reale che non azzeccano nessun codice, ma - attenzione - non è che non lo azzeccano con me (che potrebbe voler dire che sono matta io), no! Non lo azzeccano con nessuno mai!


    avevo forse interesse a capire come si innestassero talune dinamiche e eventualmente come raddrizzare il tiro diciamo.

    Penso che raddrizzare il tiro sia sempre possibile.

    E secondo me fonda sull'aprirsi alla comprensione dei vari contesti e delle loro dinamiche, partendo da semplici osservatori.


    Se penso a tutte le persone del reale che desidererebbero più relazioni e non riescono ad averle...giuro...tutte hanno in comune una rigidità posturale che li porta a proporsi secondo loro schemi granitici e molto spesso fuori contesto.

    Ma NON perchè, come diceva Bruce, non accettino le convenzioni e ipocrisie (inevitabili) dei vari contesti. Spesso risultando, piuttosto, ingessati dentro a convenzioni ed ipocrisie del loro stile personale e granitico. E' come se conoscessero solo quel loro stile (con le sue convenzioni e ipocrisie) e questo risultasse del tutto inabbinabile a quei contesti in cui vorrebbero entrare, senza che loro sappiano evolvere di un solo centimetro.

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

  • Comunque quando ho scritto il topic inizialmente avevo forse interesse a capire come si innestassero talune dinamiche e eventualmente come raddrizzare il tiro diciamo.

    Anche se il non avere amici mi faceva certamente soffrire di più da bambina e da adolescente che ora, che ho altre mancanze più impellenti (mancanza di un fidanzato in primis).

    Temo che il fidanzato venga dopo l'amicizia, se non altro in termini di gerarchia sociale e psichica.


    Per rispondere in breve al titolo della discussione direi che è l'infantilismo a rendere più spesso complicati i rapporti sociali. Tutto il resto credo occupi una parte minore della quota. Credo che, specie di questi tempi "agiati": l'infantilismo faccia da padrone, al di sopra anche di problemi considerati più "gravi" quali i disturbi del comportamento.


    Le varie esposizioni di gloriasinegloria possono rendere l'idea di cosa significhi avere a che fare con una persona infantile.


    Fondamentalmente è come trattare con un bambino in fase narcisistica: non accetta concetti che non siano già presenti nelle proprie proiezioni o nei propri desideri. Non rispetta le gerarchie sociali o naturali. Il bambino si crede (inconsciamente) "il tutto" e pretende. Pretende in funzione del solo esistere ("Esisto, quindi mi spetta").

    Il verbo più usato è "voglio" e non ha una corretta percezione del concetto di "dare/avere" che è alla base dell'interazione sociale.


    Il bambino vuole tutto: amici, considerazione, sesso, fama, attenzione. E' insaziabile e crede di essere al di sopra di tutti. Non accetta critiche. E' impaziente. In caso di risultati diversi da quelli che pretende: reagisce in modo passivo-aggressivo; punisce l'interlocutore sfruttando la sua posizione di potere o di subordinato (fingendosi vittima).


    Chi mai vorrebbe avere a che fare con chi si comporta in questo modo?

    Omnis mendaciumo. Bis vincit qui se vincit in victoria. Re sit iniuria.

  • Secondo me chi non ha amici e vorrebbe averne è semplicemente una persona che (anche magari per ingenuità e candore) non riesce a cogliere i fattori che rappresentano il pass per accedere al contesto desiderato.

    mi scuso qualora quanto sto scrivendo sia stato già detto da altro utente (non ho letto tutte le singole risposte degli altri utenti che hanno partecipato alla discussione, ma solo qualcuna). secondo me più che non possedere il pass è più probabile che gli altri non lo concedano perché non interessati a farlo.
    Riporto esperienza personale relativa alle amicizie tra adulti. Non ho mai avuto tantissimi amici, poche vere amiche, molte conoscenze, i colleghi di lavoro (poco interessati a coltivare rapporti di amicizia. Gentili e disponibili sul lavoro ma la cosa finisce lì, non concepiscono l'idea di amicizia, uscite o frequentazioni al di fuori del lavoro) e poi ci sono le "amicizie" (il virgolettato è d'uopo) acquisite conoscendo il mio compagno e dunque il suo gruppo. Tutte coppie. Tutti con dei contesti di riferimento differenti. Chi laureato, professionista (avvocat*, biolog* commercialista) e convivente. Chi ancora fidanzato. Chi sposato. Chi già con figli al seguito o in arrivo. Chi bi-reddito. Chi monoreddito. Chi disoccupato. Chi benestante, chi di vita modesta. Ci si trova bene insieme, si parla tanto, si passano veramente bei momenti, ma la cosa finisce lì. Ci si cerca raramente per condividere altro che non siano auguri per i compleanni e organizzazioni di un'uscita o di una serata insieme. Salvo quelle singole occasioni, ognuno poi torna al proprio "ovile", quello delle amicizie di lunga data con cui hanno condiviso troppo perché tu nuovo arrivato possa ambirvi.
    Cosa noto? Quelli che sono amici di infanzia e le cui famiglie sono a loro volta amiche (perché si invitano reciprocamente alle occasioni) si vedono spesso non includendo necessariamente gli altri che pur conoscono dall'infanzia ma le cui famiglie non si frequentano con particolare assiduità pur intercorrendo dei buoni rapporti di cortesia e socialità.
    Poi ci sono quelle che io definisco le lobby: diffuse soprattutto nel ceto alto borghese, si lodano e si imbrodano solo tra loro: su facebook e instagram è un continuo scambio di like e cuoricini per ogni minima scemenza pubblicata, soprattutto foto di occasioni pubbliche, di vita in famiglia. Una gara non espressamente dichiarata a chi "appare" di più. Sono quelli che ho ribattezzato gli "invidiateciEosannateci". Insopportabili. Esclusivisti sine causa. Si avrebbe interesse a frequentare davvero gente snob con la puzza sotto al naso? Io non riesco, mi sento fuoriluogo, me ne sto lontana volontariamente. Preferisco stare con gente più alla mano e vicina a me.
    In sintesi, secondo me, nella difficoltà a fare amicizia da adulti intercorrono diverse variabili:
    a) Potresti ritrovarti a che fare con gente abituata da sempre ad avere mille amicizie (anche per imprinting familiare). Tu saresti il numero mille e uno, lì nel gruppo con gli altri. Nè più speciale, nè reietto. Uno tra i mille. b) Potresti ritrovare i "protectors": quelli che si portano dietro solo i loro amici di lunga data, che tendono a proteggere aprendosi con difficoltà al nuovo. c) Potresti incappare in quelli che legano solo sulla base del prestigio sociale. Classi agiate di professionisti affermati legheranno con più facilità coi propri simili (vuoi per tornaconto vuoi semplicemente per reciproco appeal): non hanno interesse a legare con chi ha meno di loro in termini di notorietà, agiatezza, prestigio, stili di vita, pure se fosse la persona più simpatica, interessante e di spessore di questo mondo. E per quanto camaleontici , aperti, alla mano si possa essere, se dall'altra parte trovi qualcuno poco predisposto a notare in te qualcosa di "speciale" che ti renda "appetibile" come amico, stai pur fresco che non accederai mai alla sezione amici. Resterai solo un conoscente d'occasione e nulla di più.

  • Quindi ci si può relazionare con qualcuno che non risponda alla nostra necessità di realizzare un desiderio?

    Desiderio ovviamente in senso ampio...anche desiderio di "sicurezza" per dire.

    A me ha molto colpito questa frase. E penso di no. In tutte le relazioni, secondo me cerchiamo di soddisfare un nostro bisogno o almeno un desiderio. Non lo trovo un segno di egoismo, ma una legge di natura: a parte casi rari, ma molto più rari di quel che sembrano, nessuno fa niente per niente, è anti-economico nel più basico e istintivo senso del termine, uno spreco di tempo ed energie che un essere vivente non si può permettere.

    Una persona molto timida o molto taciturna, purtroppo per lei, può avere anche mille qualità che a prima vista non sembra soddisfare i requisiti per cui si cerca la compagnia di qualcuno: trovare qualcuno simile a noi, che ci dia l'illusione di farci sentire capiti e apprezzati per quello che siamo, oppure trovare qualcuno che ci diverta e ci distragga, o che ci offra una condivisione di esperienze piacevoli, oppure ci aiuti in un momento di difficoltà. E questi sono i bisogni base, comuni a tutti, anche ai più disinteressati e meno opportunisti, che scelgono le frequentazioni in base all'appagamento emotivo che gli danno; poi ovviamente ci sono tutti i vari gradini delle relazioni più mirate a fini pratici, ma in tanti casi secondo me si mescolano talmente tanto che è difficile distinguerle.

    E sì, può non piacere come idea, ma è chiaro che mostrarsi accondiscendenti, comprensivi, pazienti e poco critici verso gli altri aiuta, diciamo pure ipocriti, se vogliamo, finchè si tratta di un'ipocrisia benevola che non viene mai scoperta.

    Tutto quello che so, chiunque lo può sapere. Ma il mio cuore appartiene a me solo. J.W.Goethe

  • Parola chiave "riconosciuto".

    E proprio per questo non sono d'accordo con la tua lettura. Ma ben venga che ne parliamo.

    Per me : se X si valuta come persona di grandi potenzialità e se, non vedendone socialmente <riconosciuta> nessuna, va in cerca dei fattori esogeni e/o storico-personali che possono determinare il mancato riconoscimento sociale della sua auto-assunta valenza...il primo dato che mi balza all'occhio è che X ha un'addirittura ottima considerazione di sè (=autostima).

    La bassa autostima la vedo invece in chi è davvero e ingiustamente convinto di valere poco (sotto qualunque profilo personale) e proprio per questo rinuncia persino a proporsi, sentendosi sempre troppo piccolo e inadeguato, e macerandosi in questo ingiusto sentirsi "troppo poco".

    Spiegati meglio sulla prima frase, perché non ti seguo; è abbastanza palese che l'autostima bassa dipenda anche (non solo) dal mancato riconoscimento sociale e che questo non è purtroppo solo colpa (relativa, aggiungo) di chi ne è vittima.


    Sulla seconda parte, guarda che sono entrambe situazioni di bassa autostima e lo so benissimo, tant'è che io mi ritroverei in entrambi i casi su certi aspetti, quindi possono essere addirittura complementari; so bene di essere una persona dalle grandi potenzialità, ma al tempo stesso sono convinto di valere poco...questo perché vedo che le mie qualità (nascoste? difficile dirlo), che fanno sì che io obiettivamente cerchi di riconoscermi come una persona degna, diventano in realtà irrilevanti/insignificanti quando si tratta di farsi strada nella vita, in tutti gli ambiti. E questo perché la società oggi ha altri valori rispetto a quelli con i quali sono stato educato, che io reputo positivi ma con le quali alla fine dei conti, per quella che è la mia esperienza (quindi può darsi mi sbagli, ma se è così allora ho avuto anche tanta sfortuna), ci si può anche pulire il sedere, purtroppo. E sottolineo purtroppo.

    Ci sarebbe anche da dire tanto altro, ma mi fermo qui.

  • Quindi chi non ha amici e vorrebbe averne è in conclusione vittima passiva delle circostanze della vita e delle scelte istintive degli altri?

    In soldoni, sì. Tenendo presente (e vorrei lo si tenesse presente) che siamo tutti imperfetti.

    Aggiungo anche che per questa mancanza purtroppo il "darsi pesantemente da fare" con ogni probabilità difficilmente è una buona soluzione, perché in mancanza di risultati (e quindi aspettative nuovamente deluse) aumentano stress, ansie, frustrazioni e tutte le emozioni negative che hanno già, purtroppo, abbastanza messo radici.


    Penso ad esempio all'idea di cercare nuovi hobby per conoscere gente: sbagliatissimo! E aggiungo estremamente pericoloso. I nuovi hobby vanno cercati per provarli e vedere/scoprire se ci appassionano, quello deve essere il focus. Le persone che si conoscono sono un di più: se nasce qualcosa benissimo, grandioso, altrimenti pazienza. Il motivo di questo è fondamentalmente perché bisogna partire dal presupposto che la maggior parte delle altre persone non cerca hobby per nuove amicizie a sua volta. Ci ho messo un sacco di tempo ad uscire da uno stato di sofferenza a riguardo di questa cosa e passare a vedere la questione in modo più "sano" per me e con una prospettiva diversa.

    Questo perché? Semplicemente perché non abbiamo alcun potere di controllo su nessuno; e si torna al discorso "Nessuno ti/ci deve niente"

  • Spiegati meglio sulla prima frase, perché non ti seguo; è abbastanza palese che l'autostima bassa dipenda anche (non solo) dal mancato riconoscimento sociale e che questo non è purtroppo solo colpa (relativa, aggiungo) di chi ne è vittima.

    Mi spiego volentieri.

    Senza mescolare definizioni e motivazioni : cos'è l'autostima, proprio in lingua italiana ?

    E' la considerazione che si ha di se stessi. Punto.

    Questa considerazione di sè può essere oggetto di PROPRIE distorsioni cognitive che poi, certo, determinano il <riconoscimento sociale>, ma quella del prossimo indeterminato (il sociale, appunto) è sempre e comunque sua reazione a nostra azione. Suo porsi in risposta al nostro porci.

    Già molto diverso, secondo me, è il ruolo che possono avere gli affetti essenziali nella prima infanzia, o addirittura infanzie vissute nel degrado e/o nella follia parentale. Ma questo diverrebbe discorso immenso e ai limiti con l'inaffrontabile.

    Torniamo al punto, che resta : la considerazione che si ha di se stessi (= autostima).

    Può essere oggetto di mille distorsioni cognitive proprie, e solo così mi spiego che esistano (solo a titolo di esempio affatto esaustivo, e considerando a scopo didascalico solo gli estremi opposti):

    - bruttissime/i che si sentono fighissime/i e belline/i che si sentono bruttissime/i;

    - menti che hanno reali profili di genialità (nelle scienze come nelle arti e nella letteratura) e che le vivono come una loro ossessione privata di cui persino si vergognano...e...poi... esistono fanfaroni che si espongono senza ritegno (e con molto ridicolo di cui nn avranno mai contezza) sentendosi più scienziati degli Scienziati, più artisti degli Artisti, più poeti dei Poeti).

    Il <riconoscimento sociale> in questo senso viene DOPO, e dire pure che viene in maniera RELATIVAMENTE casuale. Per spiegarmi : alla "matta del villaggio" che a novant'anni usciva in minigonna e truccatissima con un cappello alla Lante della Rovere (ossia con vasi di fiori o installazioni di pappagalli) e poi cantava a squarciagola pe il corso cittadino (quando ero ragazza c'era davvero nella mia città) è probabilmente arrivato un corale <riconoscimento sociale> (per quel che poteva capirne lei). Alla fine...rallegrava con la sua folkloristica presenza i clienti "normali" di tutti i dehors del centro e dava persino motivo di dire qualcosa a chi non avrebbe avuto niente da dire con i propri commensali... Il più noto ritrattista noblesse le dedicò persino un ritratto che è entrato nella storiografia cittadina con dignità semi-museale... Ma resta che lei avesse distorsioni cognitive di sicura dignità psichiatrica (importante) e che...GRAZIE a queste abbia vissuto una vita apparentemente serena e allegra, in una parvenza d <riconoscimento sociale> che tutto era fuorchè tale. E nel frattempo ragazze carine e intelligenti e colte...rischiano di restare autorecluse perchè pensano di non valere niente...

    Questa, per me, è l'autostima. E come da definizione...gli "altri" ci entrano in sistema nei limiti delle loro capacità di percezione e di comodo, ma non avrei nessun dubbio che uno che si sente pieno di potenzialità non realizzate e le rivendichi abbia un'autostima stellare, mentre chi si sente sempre ultimo/a abbia enorme possibilità di avere autostima sotto le scarpe.

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

  • Su una cosa però mi sembra siamo d'accordo: non avere affatto amici è abbastanza una disgrazia.


    Sull'infantilismo non sono troppo d'accordo e neanche nella gerarchia dacché anche persone che non sono esattamente specchiate hanno fidanzati e/o amici.

    Edited once, last by DaliaBlu: Unito un post creato da DaliaBlu in questo post. ().

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