Da cosa sono causati i problemi relazionali seri?

  • Non ho ancora visto nessuno dei due film, pur conoscendoli per via della loro notorietà, ma in entrambi i casi mi pare che l'esclusione dalla società derivi da una deformazione fisica (anche molto grave nel caso di The Elephant Man).

    In questo topic mi riferivo più specificatamente a difficoltà relazionali in mancanza di qualsiasi deformità fisica medicalmente riconosciuta.

  • Non ho ancora visto nessuno dei due film, pur conoscendoli per via della loro notorietà, ma in entrambi i casi mi pare che l'esclusione dalla società derivi da una deformazione fisica (anche molto grave nel caso di The Elephant Man).

    Ovviamente per spiegare determinati meccanismi si sono utilizzate delle iperboli...le dinamiche alla base rimangono.


    La deformità per alcuni potrebbe consistere nel non avere l'ultimo modello di telefonino...


    I valori li attribuiamo noi in base ad un confronto immediato che facciamo tra il campo di forze nel quale siamo immersi e la resistenza che opponiamo ad "orientarci" nella direzione imposta dall'esterno.

  • Quindi potremmo dire sinteticamente che in via generale c'è una rigidità o una mancanza di abilità innata di adattarsi agli altri e alle situazioni.

    Resta per me un mistero in cosa consistano queste abilità sociali, perché ovviamente adattarsi completamente agli altri neppure basterebbe per avere degli amici.

    Stai citando alcune delle caratteristiche degli autistici ad alto funzionamento (ex sindrome di Asperger). E' un particolare funzionamento del cervello. ND --> neurodiversità. Al contrario tutti gli altri individui vengono considerati appartenere alla sfera della neurotipicità.

    A causa di questa "mancanza di competenze sociali" (il tratto maggiormente in evidenza) chi è neurodiverso sperimenta isolamento, solitudine e bullismo (a scuola ma anche successivamente nell'ambiente lavorativo).


    Potete leggere qualcosa di Tony Attwood se siete interessati

  • Io prendo come esempio me stessa e non sono mai stata diagnosticata autistica, sebbene in età adulta abbia visto psicologici e psichiatri che avrebbero potuto farlo qualora l'avessero ritenuto verosimile. A scuola alle elementari ero brava in tutte le materie, nella fascia alta della classe, fra i migliori se non ehm la migliore.

    Non ho deformità fisiche stile Elephant Man.

    Ero estremamente taciturna.

    Ho sempre avuto difficoltà a relazionarmi. Da piccola ci soffrivo, ora è più un chissenefrega, sì non ho nessuno con cui andarmi a prendere un gelato o un cocktail il sabato sera e questo è sicuramente uno svantaggio e non contribuisce al mio benessere, ma non posso dire che ci soffro come quella bambina e poi adolescente che ero.

  • 95% di psicologi e psichiatri purtroppo non sanno nulla di autismo (e te lo dico per esperienza personale e perchè sono in contatto con vari gruppi). Tante persone rientrano nello spettro autistico e non sono diagnosticate, quando queste ricercano una soluzione al loro isolamento ricevono cure (farmacologiche anche) che non sortiscono alcun effetto (se non quelli collaterali).

    Il chissenefrega è una reazione totalmente fisiologica al fallimento continuativo dei tentativi di socializzazione. Ma è una sovracompensazione: a tutti piace avere amici e a nessuno piace considerarsi troppo stupido per averne

  • Chissenefrega è estremo, però sinceramente adesso come adesso, alla soglia dei trent'anni, desidero di gran lunga di più avere un fidanzato e poi eventualmente una famiglia piuttosto che degli amici con cui uscire (che non guasterebbero ma che forse mi farebbero sentire ancora più inadeguata con la loro vita). Più che altro sono in quella fase della vita in cui i miei coetanei fanno ciò: convivono, fanno figli, si sposano.

    Parlo più per la bambina e l'adolescente che ero e che ormai è andata.

  • E' come chiedersi il perché uno sia timido. Io lo sono e lo sono sempre stato, la difficoltà di relazione che ho avuto è stata una logica conseguenza. La solitudine che ne conseguiva, il senso di diversità, mi accorsi presto che non dipendevano da un'esclusione da parte degli altri. Ero io che in qualche modo mi autoescludevo. Timido lo sono ancora (un coniglio non può trasformarsi in un leone), però, avendo almeno in parte accettato la mia timidezza, mi vivo assai meglio il rapporto con gli altri, soprattutto essendo riuscito ad acquisire un minimo di autostima. Perché in genere gli altri ti fanno da specchio.

    E' una problematica che, come dicevi tu, è iniziata fin dall'infanzia (mi piaceva giocare da solo). Non credo che se una persona è aperta, portata ai rapporti con l'esterno, possa ricevere dagli altri risposte negative o indifferenza.

    Aveva la coscienza pulita. Mai usata.

    Edited once, last by Turbociclo ().

  • Qual è la causa quando una persona ha SERI problemi a relazionarsi con gli altri?

    E per ciò intendo persone che non hanno amicizie nonostante in cuor loro le gradirebbero.

    Questa problematica inizia solitamente dall'infanzia.

    Però perché alcuni già da piccoli riescono ad avere amichetti e compagni di giochi e altri, pur avendo la stessa necessità di relazione, non ci riescono?

    Mancanza di doti sociali innate? Troppa rigidità? Essere antipatici? Essere soggetti a ira e pianti? Essere considerati dei falliti già da piccoli dal gruppo dei pari?

    Riflettendo (non ho risposte ai tuoi interrogativi) mi viene una domanda: come nasce una relazione?


    Parlare con il barista, con l'edicolante o chicchessia del più e del meno non mi sembra che dia soddisfazione. Sentiamo un legame, un coinvolgimento quando iniziamo a parlare di cose personali ma non basta. Serve anche che l'altro sappia accogliere o viceversa che io mi senta in grado di accogliere l'altro; devo mettermi in ascolto profondo perché sennò le parole dell'altro mi scivolano addosso e non lasciano alcun segno.


    Tornando all'inizio credo che il punto di partenza sia la nostra apertura a permettere relazioni profonde.

    namasté

    Love all, trust a few, do wrong to none

  • Altra domanda che mi permetto di aggiungere in merito alle relazioni umane è: al netto della percezione/aspettativa che l'altro/a possa soddisfare un nostro, più o meno consapevole, bisogno cosa rimane?

    C'è qualcosa oltre lo "sfruttamento" reciproco?

    Non di rado mi è capitato di veder miracolosamente nascere un "interesse" profondo nei miei confronti nel momento in cui sono diventato funzionale al soddisfacimento di un determinato bisogno.

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