Da cosa sono causati i problemi relazionali seri?

  • Qual è la causa quando una persona ha SERI problemi a relazionarsi con gli altri?

    E per ciò intendo persone che non hanno amicizie nonostante in cuor loro le gradirebbero.

    Questa problematica inizia solitamente dall'infanzia.

    Però perché alcuni già da piccoli riescono ad avere amichetti e compagni di giochi e altri, pur avendo la stessa necessità di relazione, non ci riescono?

    Mancanza di doti sociali innate? Troppa rigidità? Essere antipatici? Essere soggetti a ira e pianti? Essere considerati dei falliti già da piccoli dal gruppo dei pari?

  • Ho paura che stabilire LA causa non porti che a discutibili generalizzazioni.

    Nell'unicità di ogni individuo si può, nella migliore delle ipotesi, intravedere specifici significati.

    Rintracciare fattori comuni che determinano particolari esiti serve ad avere una visione di insieme che però non dovrebbe mai sostituirsi a mio avviso alla consapevolezza che non esistono individui fotocopia di altri.

    Potrei portare esempi pratici di persone che hanno riscontrato effetti analoghi ma con presupposti ed impatti sulla propria sfera emotiva distanti secoli luce.

    Spero di non essere risultato evasivo.

  • Per studi fatti e situazioni di vita vissuta sono portato a pensare che un bambino non nasca "tabula rasa" ma si porti appresso un bagaglio infinito di esperienze vissute con le rispettive reazioni che ne hanno determinato il carattere. Per tale motivo è portato a rapportarsi col mondo in un certo modo piuttosto che in un altro. Indipendentemente dall'educazione ricevuta, che ovviamente comunque conta parecchio. Se fosse così, sarebbe inutile chiedersi il perché di certe tendenze, di certi atteggiamenti. Sarebbe impossibile risalire alle cause originali.

    Aveva la coscienza pulita. Mai usata.

  • Comunque non mi chiedevo tanto perché l'individuo A si comporti in tal modo, quanto dove sta l'inghippo nella relazione che va dà A a B e C e D e viceversa, tanto che B C e D non gradiscono la compagnia di A e soddisfano il loro bisogno di relazione con altri individui, mentre A rimane sostanzialmente solo.

  • L'inghippo, come lo definisci tu (ammesso che abbia capito dove vuoi andare a parare), sta nel fatto che siamo attratti da ciò che ci rassicura (simile a noi...qualcosa in cui ci risonosciamo) e spaventati da ciò che si allontana dal nostro conosciuto.

    Poi, facendo uno sforzo, chi più chi meno investe energie per affrontare queste paure insite.

    Alla base c'è sempre la necessità di sentirsi sicuri; qualcuno/qualcosa di "lontano" da noi, mina semplicemente tali inconsistenti certezze.

  • Quindi A non può fare nulla per rendersi più gradito? Oppure deve fingersi simile a B C e D?

    Ma se non capisce in cosa deve migliorare come fa? Magari neanche se ne rende conto.

  • Non voglio monopolizzare l'interessante discussione; eventualmente mi accoderò ad altri interventi più interessanti dei miei.

    Mi limito a ricordare che il tema dell'omologazione (Zelig) è stato da sempre centrale nell'analisi delle relazioni umane.

    Sostanzialmente, come in un'equazione differenziale che governa il moto browniano di particelle gassose, vediamo un risultato statistico della media vettoriale degli "urti".

    Diamo un contributo infinitesimale all'immagine definitiva che a sua volta ci modifica....


  • Quindi potremmo dire sinteticamente che in via generale c'è una rigidità o una mancanza di abilità innata di adattarsi agli altri e alle situazioni.

    Resta per me un mistero in cosa consistano queste abilità sociali, perché ovviamente adattarsi completamente agli altri neppure basterebbe per avere degli amici.

  • Quindi potremmo dire sinteticamente che in via generale c'è una rigidità o una mancanza di abilità innata di adattarsi agli altri e alle situazioni.

    Esattamente. Il tutto nella consapevolezza che per "copiare" bisogna "vedere" (ovviamente non solo con il campo visivo).

    Paradossalmente nell'attrito che facciamo con l'esterno c'è quella matrice innata/bagaglio di cui parlava Turbo.


    Resta per me un mistero in cosa consistano queste abilità sociali, perché ovviamente adattarsi completamente agli altri neppure basterebbe per avere degli amici.


    E quì sarebbe interessante addentrarsi nella differenza che c'è tra gli strumenti di adattamento inconsci e pianificati...differenza a livello di risultato.

    Una sera fui invitato da un giornalista ad una festa mondana. Mi sembrava di essere entrato sul set di Eyes wide shut.

    Il giorno dopo lui mi dice di andare su fb a vedere le foto pubblicate.

    Premetto che nella foto, le persone ritratte, tra le quali me, non si erano mai conosciute prima.

    Nella foto c'era un commento: ma chi è quel ragazzo lì? Un misto di interesse e timore.

    E' stato fantastico come non fossi riuscito a sfuggire al filtro...ora, vai a domandare da cosa se ne siano accorti.

  • Invidio coloro i quali non abbiano visto i capolavori "Freaks" e "The elephant man" rispettivamente di Tod Browning e David Lynch.

    Vengono affrontati in profondità questi aspetti...Who is not like us

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