Come capire se è necessario cambiare terapeuta?

  • Ciao a tutti,

    non so se questa sia la sezione giusta, spero di non aver sbagliato.

    Come da titolo: come si fa a capire se è necessario cambiare psicologo/a?

    Io sono in terapia ormai da 10 anni, prima con uno psicologo che poi sono stata costretta a cambiare perché ha avuto dei problemi di salute che l'hanno costretto a interrompere la professione, ora da quasi 3 anni sono in terapia con una psicologa con cui sto facendo analisi da circa 2 anni e mezzo.

    Non dico che questa terapia non mi serva a nulla o sia inutile (fermo restando il fatto che, causa Covid, i colloqui sono ormai svolti solo telefonicamente e, causa miei problemi finanziari, abbiamo dovuto sensibilmente ridurli), ma ultimamente ho come la sensazione di essere bloccata in alcune questioni personali e non so se magari è anche la terapia a non essere adatta a me e ad aver bisogno di un altro tipo di approccio.

    Mi piacerebbe provare un'altra terapeuta, ma ho anche il problema di non avere al momento molte risorse da investire in questo.

    Ci sono degli indizi per capire se una terapia non fa per noi e se, a un certo punto, arriva il momento di cambiare?

    Grazie a chi vorrà rispondermi.

  • Secondo me è essenziale che ci sia fiducia, quella è la prima cosa. Se per qualche motivo manca la fiducia, o comunque si hanno dei dubbi sulla persona che ci sta seguendo, allora è meglio cambiare. Se invece la fiducia è totale, ma si ha la sensazione di non stare facendo progressi con la terapia, allora è bene parlarne apertamente con il proprio psicoterapeuta.


    Io fossi in te, proverei a parlarne apertamente con questa psicologa. Se poi le cose non cambiano e percepisci ancora questa situazione di stallo, allora provi a consultare un altro psicologo o psicologa.


    Per quanto riguarda le terapie, che io sappia la più efficace è quella cognitivo-comportamentale. A differenza di altre terapie come ad esempio la psicoanalisi, non punta ad elaborare traumi o malesseri dovuti al passato. Si concentra sul presente e punta a correggere alcuni pensieri e comportamenti distorti che ha il paziente. Io se dovessi scegliere uno psicoterapeuta mi assicurerei che il suo approccio terapeutico sia di questo tipo, senza nulla togliere agli altri perchè anche altre terapie sono valide.

  • Secondo me è essenziale che ci sia fiducia, quella è la prima cosa. Se per qualche motivo manca la fiducia, o comunque si hanno dei dubbi sulla persona che ci sta seguendo, allora è meglio cambiare. Se invece la fiducia è totale, ma si ha la sensazione di non stare facendo progressi con la terapia, allora è bene parlarne apertamente con il proprio psicoterapeuta.


    Io fossi in te, proverei a parlarne apertamente con questa psicologa. Se poi le cose non cambiano e percepisci ancora questa situazione di stallo, allora provi a consultare un altro psicologo o psicologa.


    Per quanto riguarda le terapie, che io sappia la più efficace è quella cognitivo-comportamentale. A differenza di altre terapie come ad esempio la psicoanalisi, non punta ad elaborare traumi o malesseri dovuti al passato. Si concentra sul presente e punta a correggere alcuni pensieri e comportamenti distorti che ha il paziente. Io se dovessi scegliere uno psicoterapeuta mi assicurerei che il suo approccio terapeutico sia di questo tipo, senza nulla togliere agli altri perchè anche altre terapie sono valide.

    Grazie per avermi risposto.

    Sicuramente nei confronti della mia terapeuta ho fiducia.

    Però ho la sensazione di essere un po' bloccata rispetto ad alcune questioni che non sembrano evolvere.

    Per carità, non dico che nel corso del tempo non abbia migliorato alcuni aspetti e raggiunto gradi di consapevolezza maggiori rispetto al passato...ma alcune questioni mi sembrano ancora ferme e in stallo.

    Proverò a parlarne con la psicologa come mi suggerisci.

  • Io sono in cura da uno psicologo che trovo bravissimo. Ma ho la tua stessa sensazione anch'io. Di essere ferma.

    Come te poi ho dovuto ridurre drasticamente le sedute, anche se riesco ancora a farle in presenza. Non so se avrei bisogno di fare più sedute (cosa non fattibile) o se io sia arrivata alla fine del mio cammino. Nel senso che tutto l'aiuto che lui poteva darmi me l'ha dato e adesso devo camminare con le mie gambe.

    Non sopporto più le persone che mi annoiano anche pochissimo

    e mi fanno perdere anche un solo secondo di vita.

    (Goffredo Parise)

  • Io sono in cura da uno psicologo che trovo bravissimo. Ma ho la tua stessa sensazione anch'io. Di essere ferma.

    Come te poi ho dovuto ridurre drasticamente le sedute, anche se riesco ancora a farle in presenza. Non so se avrei bisogno di fare più sedute (cosa non fattibile) o se io sia arrivata alla fine del mio cammino. Nel senso che tutto l'aiuto che lui poteva darmi me l'ha dato e adesso devo camminare con le mie gambe.

    Anch'io non riesco a capire se magari è anche l'aver ridotto i colloqui...ma del resto al momento non posso farne più di così.

    Resta il fatto che ci sono tante cose su cui ho dei dubbi e vorrei trovare delle risposte, cose che non si sbloccano e vedo tutto sempre lì immobile da troppo tempo.

    So che gli psicologi non possono ovviamente vivere la vita al posto nostro e siamo pur sempre noi a fare le scelte e agire, ma alcune cose le sento ferme, come se non si sbloccassero.

  • E' lo stesso per me. Ma la tua psicologa lo riconosce questo stallo? Perché il mio me lo ha detto che così non andiamo avanti.

    Non sopporto più le persone che mi annoiano anche pochissimo

    e mi fanno perdere anche un solo secondo di vita.

    (Goffredo Parise)

  • E' lo stesso per me. Ma la tua psicologa lo riconosce questo stallo? Perché il mio me lo ha detto che così non andiamo avanti.

    La mia psicologa mi ha recentemente fatto notare che da circa un anno sono ferma rispetto alla mia situazione sentimentale, che continuo a lamentarmi sempre delle stesse cose e non prendo una decisione (ad esempio lasciare il mio partner se non sono più felice con lui).

    Io, purtroppo, noto che mi sento arenata anche su altri aspetti...oddio, piccoli passettini forse li sto facendo, ma mi piacerebbe poter procedere più spedita, non vorrei nemmeno arrivare a 60 anni così o quasi.

    Capisco che le cose inconsce non possano essere trasformate di colpo, però sto iniziando ad essere in sofferenza nel non riuscire a superare certe fobie e questioni che mi impediscono di raggiungere alcuni obiettivi.

    È anche vero che le questioni affettive finiscono per assorbirmi totalmente (penso di soffrire di dipendenza affettiva) e sono anche stanca di questi limiti e sofferenze. Vorrei poter realizzare qualcosa di valido senza che tutte le mie energie vengano risucchiate dalla relazione di turno.

    Per questo stavo quasi pensando di rivolgermi a un/a terapeuta specializzato/a in dipendenza affettiva. Magari però mi sbaglio.

  • Ieri tramite messaggio ho preso con lui un nuovo appuntamento e gli ho accennato che parleremo della questione. Ora io ho un problema: quando parliamo della mia situazione (che tra l'atro in questi giorni sta rovinosamente precipitando) mi dice che ho tutti gli strumenti per affrontarla e devo trovarli e usarli. Cosa che fino ad ora sono riuscita a fare. Fino ad ora. Adesso non trovo più niente se non la disperazione. Il mio problema è la solitudine. Poi penso di soffrire anche io di dipendenza affettiva, altrimenti certe cose se guardo la vera me non le spiego. Ma io ho quasi 50 anni e gli vorrei dire che non è mica così semplice a 50 anni fare un twist e cambiare la propria vita...Io penso lui sia veramente bravo, mi ha salvata. Ma io sono diventata più sensibile e più refrattaria al cambiamento. Forse il cognitivo comportamentale non fa più per me.

    Scusa il papiro.

    Non sopporto più le persone che mi annoiano anche pochissimo

    e mi fanno perdere anche un solo secondo di vita.

    (Goffredo Parise)

  • Per me il metodo è stato molto semplice (lo ho già scritto altrove, ma mi ripeto volentieri)

    Se dopo un periodo ragionevole (anche molto meno di 3 anni, secondo me), in cui mi sono affidato allo psicologo/terapeuta, impegnandomi ogni giorno in quanto ci diciamo in studio, ecco, se dopo questo periodo, osservo che c'è una tendenza globale ad una diminuzione anche lieve della mia sofferenza, allora la strada è giusta. Altrimenti, se questa lieve tendenza non c'è, cambio aria senza rancori, cercando di far tesoro delle cose utili che comunque posso avere imparato.

  • Ciao, guarda mi trovo nella tua stessa situazione. L'unica differenza è che tu hai iniziato questo percorso da più tempo di me. Quello che mi sento di dirti è che ci sono tantissimi approcci e se ti senti così bloccata o ferma, è bene che trovi qualcun altro specializzato in dipendenze affettive, come hai detto tu. Alla base però ci deve essere fiducia.

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