Il segreto della durata di un matrimonio

  • Per questo motivo sto di recente iniziando a pensare (ma ho qualche dubbio) che forse valga la pena di essere diversi fin da subito, in modo da mantenere i propri spazi fin da subito. Se invece si è identici, si parte dando per scontato che nessuno faccia un passo senza dietro quell'altro... e se si inizia così appiccicati, poi diventa difficile gestire le cose quando si inizierà a cambiare.

    Se mai dovessi avere un'altra relazione, cosa che tendo a escludere, mai più unirsi in un unica vita.
    Credo che escluderei anche la convivenza, ma in ogni caso, ognuno deve avere il suo mondo, la sua storia e non perdere mai la propria identità e autonomia, sia economica che emotiva.

    Ho un brillante futuro alle spalle.

  • Germano e anonimotriste: secondo me invece oltre all'affinitá iniziale sono necessarie un po' di fortuna e anche un insieme di capacità e volontà personali di rimanere insieme, e quindi essere disposti a ricercare compromessi e nuovi accordi.

    Personalmente mi sono sempre vista "in coppia" e infatti ho sempre avuto lunghe relazioni, credo sia un mio modo di essere..la mia più breve è stata di 3 anni e risale alla scuola elementare. Nella coppia mi sento pienamente realizzata, e non ho mai avuto particolari problemi, per questo non credo che sceglierei mai la solitudine. Io comunque credo che se lo si vuole in 2, la coppia funziona al di lá dei reciproci cambiamenti. C'è un'affinità di base, data da valori e cultura, e poi ci sono differenze che arricchiscono la coppia. Che importa se uno è sportivo e l'altro no, non bisogna asfissiarsi, ma lasciare l'altro libero di esprimersi come meglio crede e avere i suoi spazi...l'importante è che si cammini insieme e si abbia voglia di raccontarselo il proprio percorso. Sinceramente io mi sento pro matrimonio perché per persone come me può funzionare, capisco comunque che non siamo tutti uguali e che non è così semplice prendere simili decisioni a 25-30 anni...

  • Io sono convivente (con contratto di coppia di fatto).

    Non credo esistano un segreto o una pozione speciale per far durare l'amore che possano considerarsi generali. Ogni storia è a sé stante, tant'è che ognuno di voi ha avuto modo di condividere degli interessanti percorsi personali.

    Credo molto, però, nella capacità di saper "scegliere" prima e nella gradualità da attribuire all'evoluzione del rapporto. Non bruciare tutte le carte subito, essere accoglienti dinanzi alle novità. Rispettare sacralmente ciò che è intimo e privato: non invadere mai lo spazio personale. Nessuna fretta, tanta empatia e voglia di ascoltare.

  • deve prevalere la parola NOI vs la parola IO...si cammina insieme si inciampa insieme ognuno con la propria invidualita' ma con la voglia di tenersi comunque per mano

    Ma questo è un proposito bellissimo, che peraltro è anche mio e lo è stato sempre.

    Mi esprimo da persona tendenzialmente molto razionale, quindi condivido.

    Ma...come mi disse un caro amico molto più grande di me, quando avevo vent'anni, e come poi mi confermò anni dopo lo Psic che avevo scelto come "amico professional"...razionalità ed emotività sono rette parallele in ognuno di noi. E il risultato dell'ancorarsi eccessivamente alla razionalità...può essere (e me ne ritengo prova vivente) che l'emotività castigata e compressa per eccesso di razionalità...finisca per esplodere in forme di irrazionalità assoluta che, però, appagano finalmente l'emotività!

    Si potrebbero fare esempi anche a livello d Popoli interi, ma si andrebbe del tutto OT, quindi evito.

    Resto in tema matrimonio, e un piccolo trauma lo ebbi da ragazza quando seppi come fosse deflagrata una "famiglia specchiatissima". Vicini di casa conosciuti da sempre, io e mio fratello amici dei loro figli.

    I genitori erano di quelle coppie che ti sembrano ETERNE. Lui preside e lei insegnante. Decisamente rigidini ma con famiglia modello e figli (maschio e femmina) altrettanto "modello". Pure troppo "modello"..in effetti...

    Comunque : erano un esempio da tutti considerato incrollabile di "questa è serietà, questa è famiglia!".

    Quando lui ha già superato i 60...DRAMMA! E giuro che lasciò basiti tutti e anche me...

    In pratica........lui integerrimo padre e integerrimo insegnante "tutto d'un pezzo" ...MAI stato frivolo e MAI stato leggero, e anzi non sarebbe stato assolutamente possibile immaginarlo in questi panni, senza contare che non aveva neanche "le physique du role"....sbaracca la famiglia e la devasta perchè..............ha incontrato l'ammmmmore....................

    Un disastro che non puoi immaginare, perchè di separati e divorziati, anche per "motivi abietti e futili", ce n'è indubbiamente un oceano, ma quelli - anche da spettatore/spettatrice - li metti in conto !

    Lo specifico di questo è che NON potevi proprio metterlo in conto, perchè il suo integralismo era tangibile, e lo è stato fino ai 60 passati...

    Ma, a quanto pare, è accaduta proprio la deflagrazione che è normale nella pentola a pressione...quando la pressione è eccessiva e la valvola di sfiato è ormai otturata...

    si cammina insieme si inciampa insieme ognuno con la propria invidualita' ma con la voglia di tenersi comunque per mano

    Secondo me : si cammina insieme finchè da questo si trae gratificazione.

    Già quando si inciampa insieme...è da vedere se ci sia proprio autentica tutta la voglia di continuare a tenersi per mano.

    Perchè persino dall'inciampo comune si può uscire diversamente danneggiati e, soprattutto, diversamente reattivi.

    Poi (direi di non dimenticarlo mai) siccome ognuno è se stesso...è molto possibile che registri inciampi che il partner non vive affatto, o perchè non lo riguardano direttamente o perchè dinanzi a quegli inciampi ha per indole un approccio totalmente diverso.

    Ed ecco che, malgrado ogni migliore afflato iniziale, quella "voglia di tenersi comunque per mano" può diventare la più pesante delle zavorre pensabili, e non più sopportabile in onestà.

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

  • Bisognerebbe intervistare le coppie di anziani, chissà cosa direbbero...

    Mia nonna, dopo più di 60 di matrimonio, in un piccolo angolo di paradiso montano, quando mio nonno già over 80 si ammalò di Alzheimer disse che se avesse saputo che sarebbe finito così non si sarebbe mai sposata, per lei era un dolore insopportabile vederlo sparire giorno per giorno. L'ho sempre reputato un momento di grande stanchezza e tristezza ma chissà...

    namasté

    Love all, trust a few, do wrong to none

  • la huesera : certamente si può comprendere lo sconforto della nonna, ma questi sono eventi che possono sempre verificarsi nella vita, ci possono essere avversità di ogni genere, incidenti, malattie, invalidità. Nessuno può prevederlo e logicamente nessuno se li augurerebbe. Pensa c'è gente a cui capita nel fiore degli anni. E certamente esiste chi cede e cerca altrove la sua felicità, ma c'è anche chi in nome di affetto e propri valori resiste e resta saldo nella coppia. Ma c'è di mezzo molta capacità personale, molta indole, non è da tutti.

  • deve prevalere la parola NOI vs la parola IO...si cammina insieme si inciampa insieme ognuno con la propria invidualita' ma con la voglia di tenersi comunque per mano

    Bisogna tenere presente una cosa: tutti i divorziati si sono prima sposati. E quando si stavano sposando dicevano anche loro quelle parole che ho qui quotato. Altrimenti non si sarebbero sposati.


    Mi ha colpito molto ciò che ha scritto Gloria, anche perché pare proprio riferirsi anche un fatto mio personale :

    Perchè persino dall'inciampo comune si può uscire diversamente danneggiati e, soprattutto, diversamente reattivi.

    Poi (direi di non dimenticarlo mai) siccome ognuno è se stesso...è molto possibile che registri inciampi che il partner non vive affatto, o perchè non lo riguardano direttamente o perchè dinanzi a quegli inciampi ha per indole un approccio totalmente diverso.

    La "cattiva sorte" ,che si cita alla leggera nel rituale del matrimonio, può avere conseguenze psicologiche con dinamiche imprevedibili.

    Più questa cattiva sorte è grave, più è grave anche il risvolto psicologico. E non è affatto detto che sia uguale nelle 2 persone.

    Ripeto: dinamiche psicologiche IMPREVEDIBILI

  • quando mio nonno già over 80 si ammalò di Alzheimer disse che se avesse saputo che sarebbe finito così non si sarebbe mai sposata, per lei era un dolore insopportabile vederlo sparire giorno per giorno. L'ho sempre reputato un momento di grande stanchezza e tristezza ma chissà...

    Dopo aver visto l'evoluzione di alcuni casi in famiglie di conoscenti...resto convinta che quello dell'alzheimer sia uno degli eventi più strazianti e devastanti per il coniuge. Assisti alla disintegrazione, in un colpo solo, di passato-presente-futuro. E non solo assisti alla incredibile cancellazione di ogni memoria e ricordo comune, ma hai anche tutto il tempo di formarti un ultimo ricordo del coniuge malato che è così devastante da farti mettere in discussione persino la vita in tutte le sue forme, mentre ti ritrovi con un totale sconosciuto.

    La "cattiva sorte" ,che si cita alla leggera nel rituale del matrimonio, può avere conseguenze psicologiche con dinamiche imprevedibili.

    Più questa cattiva sorte è grave, più è grave anche il risvolto psicologico.

    Io credo che il punto sia esattamente questo che dici : il risvolto psicologico.

    Risvolto psicologico (e reazione emotiva) che ognuno di noi ha a modo proprio dinanzi a qualunque evento piccolo o grande della vita, senza neanche pensare a tragedie.

    Non a caso : il mio ex marito reagì emotivamente malissimo ad un evento che per la media delle persone è felicitante, e cioè la nascita del figlio (concepito dopo un anno di matrimonio, quindi no matrimoni riparatori o robe del genere). Ovvio che questo suo risvolto abbia generato altri milioni di risvolti in me...ed ecco il crash...

    E certamente esiste chi cede e cerca altrove la sua felicità, ma c'è anche chi in nome di affetto e propri valori resiste e resta saldo nella coppia. Ma c'è di mezzo molta capacità personale, molta indole, non è da tutti.

    Ma non credo si tratti di ricercare altrove la felicità, quanto piuttosto di sottrarsi a una infelicità irrimediabile e intollerabile. Una infelicità dentro alla quale senti e sai che potresti solo annegare. Senza alcun beneficio nè tuo nè altrui.

    E quali che siano l'indole o le capacità di abnegazione...è innegabile, credo, che i rispettivi risvolti inneschino un effetto domino che rende quella relazione tutt'altra da quella che era e che si era desiderata.

    Ma questo è ancora niente rispetto al fatto che ti trovi a vivere una relazione che diviene del tutto indesiderata, per la quale e nella quale cominci a vivere malissimo e cominci anche, senza volerlo, a far vivere malissimo anche il coniuge.

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

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