Il segreto della durata di un matrimonio

  • Non parliamo di quello che è successo nello scorso anno di crisi pandemica, c'è stata una esplosione di crisi familiari.

    Perchè sono stati obbligati a vivere a stretto contatto senza potersi allontanare.

    Farsi i fatti propri è il modo "migliore" per "salvare" il matrimonio.


    Poi, la durata delle unioni matrimoniali è un altro argomento spinoso. Le statistiche (ISTAT) dicono che la durata media di un'unione matrimoniale è sui 16-17 anni (dati del 2015) ma sono dati basati sui questionari che vengono compilati alla prima udienza della separazione. Nella realtà, si parla di circa 9-10 anni, se si guarda alla sostanza delle cose.

    Un po' come la durata della permanenza nello stesso posto di lavoro.

    E' fisiologico: dopo un po' l'entusiasmo cala, poi inizia a starci sulle scatole il principale e/o il contesto lavorativo e dopo ancora un po' di anni si danno le dimissioni per evitare di prendere a sberle qualcuno o appiccare un incendio :D . E' normale, fa parte dell'essere umano.

    Quello che sembra venire meno è la motivazione, cioè credere in un progetto di vita comune da perseguire. Se si parte dall'idea che, nel corso dell'unione matrimoniale ci si debba "divertire" ("have fun" come dicono molte giovani coppie anglosassoni) è chiaro che quando l'entusiasmo cala, la novità si trasforma in routine, e, in aggiunta, le avversità della vita si presentano, si entra facilmente in crisi.

    Un certo senso del dovere (di rispettare l'impegno) aiuta a sopportare, come testimonia una minore propensione alla separazione da parte di coppie che si sposano con matrimonio religioso. Si potrebbe obiettare che si tratti del festival dell'ipocrisia ... ammantato di pubblica virtù.

    Questo discorso mi interessa molto.

    Io ,che non ho figli, mi chiedo quale possa essere questo grande progetto (oltre a finire ,presto o tardi, in una bara da morto) e perchè non possa valere la filosofia dell' "have fun" (intanto che aspettiamo la bara).

    Ok anche la religione, ma continuo a chiedermi perchè una persona debba continuare a stare volontariamente in una prigione in cui ci si fa il sangue amaro tutti i maledetti giorni. Soprattutto se non si hanno figli.


    Germano

  • Un tempo il cattolicesimo imperava, la donna non lavorava quindi era costretta nel caso a fare buon viso a cattivo gioco, il matrimonio era inteso come vincolo sacro da celebrare assolutamente in chiesa, e con tutto lo sfarzo possibile, poi magari si mangiava pane e mortadella per un anno. C'era il delitto d'onore. Oggi il matrimonio si fa in comune (quando si fa), portando le scarpe da ginnastica, serve per ottenere alcuni benefici dallo stato e per fare festa con gli amici (così feci anch'io 20 anni fa). Il mondo è cambiato da quando una ragazza nubile a 25 anni veniva definita "zitella"... (Non è detto poi che sia cambiato tanto in meglio, ma questo aprirebbe un discorso assai lungo ed OT).

    Aveva la coscienza pulita. Mai usata.

  • Non so, mi sembra si parli del matrimonio come di qualcosa di noioso, pesante, oneroso.

    Ma un matrimonio è ciò che ci si mette dentro, non è mica una scatola preconfezionata uguale per tutti! Non è che uno si sposa e ottiene un pacchetto standard...siamo a noi a definirne l'andamento e a metterci dentro quello che ne determina la riuscita o meno. Io sinceramente ho molti esempi intorno a me di coppie realmente riuscite, realizzate e felici. Comincerei dai miei genitori che sono stati sposati per 45 anni, fino alla morte di mio padre. Hanno avuto una vita serena e piena di soddisfazioni, sempre uniti, affiatati, nonostante il carattere duro di mia madre. I miei zii, sposati per quasi 50 anni, una coppia simbiotica, hanno realizzato moltissimo, viaggiato per il mondo in lungo e in largo, fatto figli, comprato e venduto immobili, avviato e chiuso attività. Non parlo delle mie amiche storiche perché siamo ancora "relativamente" giovani e quindi anche a rischio, ma al momento non ci sono state separazioni. Per lo stesso motivo non posso parlare di me, della mia coppia, però posso dire che attualmente io mi sento realizzata e felice nel mio matrimonio; a volte soffro di nostalgia della mia infanzia e prima giovinezza (ma questo indipendentemente dal mio matrimonio), e mio marito mi risponde che per lui la vita è molto più bella ora, con tutto quello che ha fatto e fa con me, di quando era giovane...Certamente la vita non è sempre divertente e semplice, abbiamo avuto delle difficoltà anche noi, ma mai "tra noi", le nostre difficoltà sono sempre derivate da elementi esterni; problemi di lavoro (anche davvero sgradevoli), problemi di nostri familiari (enormemente sgradevoli), cose così. In questi casi ci siamo uniti di più, abbiamo fatto fronte comune, anche a volte dopo qualche discussione tra noi per opinioni divergenti. Per il resto, mio marito mi ha messo in mano tutto, tutto della sua vita, mi ha dato una fiducia che non considero affatto scontata, e io intendo onorarla come meglio posso, questa è la mia premessa. Detto questo, personalmente credo che un errore che fanno in molti è credere che la felicità debba venire dall'altro, io non l'ho mai pensato, me la sono sempre cercata la mia felicità, non credo che mio marito possa "rendermi felice"; a me rende felice condurre la mia vita e realizzare i miei progetti con lui, non lui in sè. E nessuno di noi due ha messo via i suoi hobby e le sue passioni per diventare marito e moglie: anzi, negli anni ci siamo incoraggiati a vicenda sia nella condivisione di progetti, sia nell'avviarne di nuovi...soprattutto io sono una che ha bisogno di imparare continuamente cose nuove e fare nuove esperienze, mettermi alla prova, lui è più tranquillo, a volte mi sta solo a guardare, ma è sempre al mio fianco con entusiasmo.

    Certamente del futuro non posso fare previsioni certe, nella vita può capitare qualunque cosa, ma io non posso associare la parola "matrimonio" alla noia.

  • Non so, mi sembra si parli del matrimonio come di qualcosa di noioso, pesante, oneroso.

    Premetto che non sono sposata e non ho mai desiderato farlo.


    Una piccola considerazione: se uno non vuole sposarsi, se ritiene il matrimonio la tomba di ogni vitalità....che non lo faccia, mica è obbligatorio!


    Ma basta questo lamento continuo. La vita è quella che riesci a costruirti, relazioni comprese.


    Se non sono soddisfacenti, non diamo la "colpa" a costrutti sociali o altro.

    namasté

    Love all, trust a few, do wrong to none

  • Vorrei chiarire che non sono un nemico del matrimonio/coppia stabile.

    Lo prova la circostanza che ne ho collezionate due di esperienze di coppia ultraventennali.


    Però, vivendo in una città da 3,5 milioni di abitanti, avendo studiato anche negli USA e frequentato paesi nord-europei, mi son fatto un'idea sulle sorti della coppia, anzi una raccolta di dati che ho cercato di organizzare per capirci qualcosa.

    Sono rimasto un osservatore, niente più, delle vicende di coppia, vivendone una tradizionale (finita con il tradimento) ed una molto meno convenzionale, a distanza di un migliaio di km.

    Convengo pienamente sul fatto che la realtà sorprende di continuo, per cui credo che dalle personali esperienze (e quelle del proprio ambiente) sia possibile ricavare solo delle linee di tendenza, differenziate per culture ed ambienti, ma non me la sento più di riuscire ad individuare delle regole comportamentali abbastanza sicure per tutti.


    L'unica certezza che ho raggiunto è che la vita dispensa continuamente sorprese, alcune positive ed altre negative, come se volesse mettermi alla prova fino alla fine dei miei giorni.

    La pandemia rende difficile, per chi come me ha una relazione a distanza, vivere insieme alla mia compagna: sperimento l'inverso di quelle coppie che implodono perché stanno insieme tutto il giorno.

    Noi non ci vediamo in presenza da ottobre scorso ... e nel 2020 non ci siamo visti da febbraio a luglio ...

    Ma si può rimanere in sintonia anche vivendo a grande distanza. Certo, occorre avere pazienza, molta pazienza. In questo senso, l'età aiuta (oltre ai funerali di quelli coetanei o più giovani che sono scomparsi a causa del Covid-19).


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    Il più bello dei mari / è quello che non navigammo. / Il più bello dei nostri figli / non è ancora cresciuto. I più belli dei nostri giorni /non li abbiamo ancora vissuti. / E quello / che vorrei dirti di più bello / non te l’ho ancora detto.   Nazim Hikmet (1901-1963)

  • La teoria di "turbociclo" sui costrutti sociali corrisponde a realtà, sia che piaccia sia che non piaccia.


    Invece al giorno d'oggi certi "obblighi" non ci sono più, ma in ogni caso nessuno nasce già con l'esperienza. Tu non vuoi sposarti e avrai i tuoi motivi, forse sei anche lungimirante e hai avuto la fortuna di capire anche senza averci prima sbattuto la testa, ma la maggior parte di noi comuni mortali da giovani siamo illusi e pensiamo che..."per noi è diverso".


    Inoltre non c'è una regola valida per tutti, perchè dipende anche dal proprio temperamento. Faccio un esempio:

    Sappiamo tutti che in ogni coppia c'è quello che ha più doti di leadership e quello che è più remissivo; ebbene quello che avrà più "paura" del legame matrimoniale sarà il remissivo, mentre il leader avrà un punto di vista più positivo e ottimista.


    Cmq anche i miei anziani genitori sono insieme da una vita, ma che pazienza! E' indispensabile sacrificare qualunque cosa in nome dell'IMPERATIVO "restare insieme, sempre e comunque, anche a costo di qualunque sacrificio".

    Chi invece fa il discorso inverso (voglio stare bene, poi se ciò è compatibile col mio matrimonio allora ok, altrimenti sacrifico il matrimonio) non dura nemmeno 1 mese.

    La via di mezzo è quella che prendono la maggior parte delle persone, reali d'inghilterra compresi (per tornare I.T.) : "cerco di stare meglio che posso e ,quando si verificano delle incompatibilità col mio matrimonio, entrambi chiudiamo un occhio e ci concediamo si stare bene anche separatamente".


    Germano

  • Anche io non ho mai avuto l'obiettivo di sposarmi e mi sono ritratta più volte. Ma non era il "matrimonio" in quanto istituzione a farmi scappare, ma chiaramente i presupposti, il tipo di vita che avrei avuto con quella persona, e che sicuramente avrei avuto comunque matrimonio o non matrimonio: anche convivendo il risultato sarebbe stato il medesimo da quel punto di vista e infatti sono rifuggita da entrambe le cose.

    Il matrimonio è solo un impegno più forte di una convivenza, per tutto quello che comporta il retrocedere. Io sono passata per entrambe le situazioni, anzi dalla convivenza sono scivolata nel matrimonio, perché a un certo punto, e nemmeno dopo tanto, dopo 1 solo mese di convivenza ci era già chiaro che andava bene così, che era quello che cercavamo.

    Chi ritiene il matrimonio la tomba della vitalità io non lo capisco; cioè o si intende passare la vita senza stringere veri legami, e quindi passando di persona in persona, prendendo da ognuna quel che ha da dare (e può essere un'ottica accettabile, non ho nulla contro chi ragiona così) oppure a un certo punto una scelta va fatta; posizioni intermedie non ne vedo. Anche convivere a vita è una scelta tal quale al matrimonio, con la differenza che non ci sono impegno formale e riconoscimento legale, almeno non pari a quello del matrimonio (perché il contratto da coppie di fatto è più debole di quello del matrimonio).

    Ad ogni modo d'accordo al 100% con la tua posizione.

  • Cmq anche i miei anziani genitori sono insieme da una vita, ma che pazienza! E' indispensabile sacrificare qualunque cosa in nome dell'IMPERATIVO "restare insieme, sempre e comunque, anche a costo di qualunque sacrificio".



    Germano

    Ma io sento spesso usare la parola "sacrificio" a proposito di matrimoni e anche di figli...personalmente non sono propensa a sacrificarmi nemmeno un po', eppure sto insieme a mio marito nel complesso da una quindicina di anni.

    Non sono per il "restare insieme a costo di qualunque sacrificio", io sono per stare insieme massimizzando sempre il reciproco benessere e cercando di fare della propria vita la cosa migliore possibile. Il mio obiettivo è stare meglio ogni anno...e lo perseguo dall'inizio...realizzare insieme dei progetti, sperimentare quello che di bello la vita ha da offrirci, sia nelle piccole cose del quotidiano sia nel lungo periodo. Il sacrificio, se assolutamente necessario, si fa pure...ci sono situazioni imprevedibili...va pure messo in conto...ma non è certo l'elemento distintivo di una vita. I miei genitori non hanno fatto sacrifici, hanno realizzato molto insieme, io sarei soddisfatta se alla fine facessi una vita come la loro o quella dei miei zii, ci metterei la firma.

  • Tu non vuoi sposarti e avrai i tuoi motivi, forse sei anche lungimirante e hai avuto la fortuna di capire anche senza averci prima sbattuto la testa, ma la maggior parte di noi comuni mortali da giovani siamo illusi e pensiamo che..."per noi è diverso".

    Infatti. Non mi sembra si tratti di lamenti, quanto piuttosto di riflessioni su qualcosa che si è esperito, e che in tantissimi casi serve davvero d'esperienza per non ripetere l'errore.

    E per quel ho vissuto e vedo nel reale, non avendo esperienza di matrimoni o convivenze connotati da brutalità, violenze e simili...mi sembra di poter dire che la visione più negativa del matrimonio (ossia quella che ti fa dire "per carità mai più!" è esattamente quella delle persone che, avendo vissuto una coppia senza particolari problemi, forse proprio per questo ha potuto sondare fino in fondo la illusorietà del progetto "io e te per sempre, che meraviglia!" .

    Intendo dire che chi avuto la sfortuna di ritrovarsi un coniuge completamente cambiato e irriconoscibile e magari anche violento...la speranza che al "secondo giro" possa andare meglio la conserva. Mentre chi si è fatto il suo giro in santa pace...facilmente arriva alla conclusione che...è proprio la giostra che è una fregatura (e anche senza particolari "colpe" di nessuno).

    La via di mezzo è quella che prendono la maggior parte delle persone, reali d'inghilterra compresi (per tornare I.T.) : "cerco di stare meglio che posso e ,quando si verificano delle incompatibilità col mio matrimonio, entrambi chiudiamo un occhio e ci concediamo si stare bene anche separatamente".

    E...infatti 2 !

    Vero che si è passati dal matrimonio dei reali tra i più importanti del mondo a quello di noi comuni mortali, ma...forse OT non siamo andati mai, atteso che il segreto della durata...se per i reali è molto spesso nella "ragion di Stato", per i comuni mortali è molto spesso nella "ragion di status" , dove il termine "status" trova mille accezioni possibili. Da quella strettamente economica (non c'è dubbio che separazioni siano molto costosi e comportino dispendi duplicati a vita) a quella psico-emotiva, come il terrore di immaginarsi "soli" (nel senso di <non accoppiati>) e che vedo tanto al femminile quanto al maschile, o addirittura il considerare la rottura di una coppia come "fallimento sociale" (questo mi sembra sia molto più femminile). Naturalmente si potrebbe continuare, ma spero di aver reso l'idea di quelli che sono i "collanti" di tanti matrimoni di ogni epoca e censo. E mi sembrano miniature della "ragion di Stato" dei regnanti, con la sola differenza che i regnanti beneficiano di apparati di mezzi e uomini e spazi molto più ampi e variegati rispetto a quelli di due coniugi che...volenti o nolenti...sono a dividere - ogni giorno che Dio ci dà - gli stessi mq di casa comune e gli stessi problemini che...come la goccia...scavano anche la roccia.

    E poi c'è un altro aspetto che mi sembra interessante porre a confronto.

    Di questo aspetto parlavamo tra amiche neo separate o neo divorziate ed eravamo TUTTE quasi sconvolte da noi stesse, per il fatto che i nostri matrimoni si prestassero egregiamente a una "bella facciata" (magari invidiabile addirittura) e che noi, TUTTE noi che pur giungemmo a chiedere la separazione, cominciammo in realtà a <vuotare il sacco> verso il mondo.. solo DOPO aver chiesto la separazione.

    Ipocrisia?

    Siccome ci sono passata anch'io penso di poterlo spiegare, almeno dal punto di vista di chi mi somiglia.

    Per farmi capire UN aneddoto, che credo anche di aver raccontato. Velocissimo. Quando io annunciai alla mia più cara amica di sempre che la decisione era presa e che avevo chiesto la separazione...la mia più cara amica di sempre trasecolò e mi rispose attonita "tu? ma come...perchè? Ma mi crolla il mondo! Tu sei sempre stata il mio esempio di coppia felice! Ma non ci credo...non è possibile!" .

    E lei aveva perfettamente ragione, perchè quello che si vedeva da fuori era esattamente quello che lei descriveva.

    Ma torno alla domanda : la mia (come quella di TUTTE) era ipocrisia?

    NO. Era esattamente che la voglia (o il bisogno emotivo) di continuare a credere in questo progetto era tale e tanto che...mai e poi mai lo si sarebbe voluto minare esternando a terzi le proprie delusioni. Sempre nella speranza di rifletterci ancora, e nella speranza di essere noi a vivere una fase di eccessiva negatività-criticità, e sempre nel più limpido intento di non sporcare quel progetto in nessun modo.

    E soprattutto per i caratteri più riflessivi...si riflette, si riflette, si riflette...e intanto si ha la forza e civiltà di NON sporcare nulla.

    Solo che arriva il giorno in cui...le riflessioni si impongono da sole come <mature>...e proprio perchè la facciata della coppia felice era stata salvaguardata da ogni possibile inquinamento o altrui sospetto d sola facciata...diventa obbligatorio e anche LIBERATORIO esternare il bilancio dei tanti flop di sostanza che erano riusciti a dare l'immagine (e solo quella) di una coppia strepitosamente fortunata che ha pure una bella vita...

    Non sono per il "restare insieme a costo di qualunque sacrificio", io sono per stare insieme massimizzando sempre il reciproco benessere e cercando di fare della propria vita la cosa migliore possibile. Il mio obiettivo è stare meglio ogni anno...e lo perseguo dall'inizio...realizzare insieme dei progetti, sperimentare quello che di bello la vita ha da offrirci, sia nelle piccole cose del quotidiano sia nel lungo periodo.

    Ma lo spirito del matrimonio cattolico non è questo, direi.

    "nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia" recita la formula canonica.

    Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiare se stesso. (L. Tolstoj)

  • La teoria di "turbociclo" sui costrutti sociali corrisponde a realtà, sia che piaccia sia che non piaccia.


    Invece al giorno d'oggi certi "obblighi" non ci sono più, ma in ogni caso nessuno nasce già con l'esperienza. Tu non vuoi sposarti e avrai i tuoi motivi, forse sei anche lungimirante e hai avuto la fortuna di capire anche senza averci prima sbattuto la testa

    Non ho letto la teoria di turbociclo, parlavo in generale, sul tema iniziale e ....la "musica di sottofondo" che accompagnano i matrimoni che durano negli anni.


    Su questo non sono d'accordo. Se il 50% dei matrimoni si chiude, l'altro 50% dura. Insinuare che questi o si cornificano o sono infelici che si sacrificano mi pare un po' troppo semplicistico, anzi cinico.


    Infatti non ritengo né di essere più furba né più lungimirante di altri perché non mi sono sposata. Ritengo che per molti il matrimonio sia una scelta utile. Se sentissi la necessità di formalizzare o se fossi credente, lo farei domani. A casa nostra non ne sentiamo il bisogno, nonostante molte difficoltà che abbiamo incontrato e che ci hanno costretto a decisioni poco piacevoli.

    namasté

    Love all, trust a few, do wrong to none

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