Disintossicarsi dagli psicofarmaci. Cosa mi devo aspettare?

  • Ad Aprile 2019 ho iniziato una terapia con Prammefex (SSRI) e Sulamid.
    Avrei dovuto seguirla per circa 5 mesi, ma dati i benefici che ne ottenni proseguii per oltre un anno.
    A maggio 2020, principalmente per via dei problemi di tipo sessuale (calo della libidine e eiaculazione ritardata) torno dallo psichiatra, che dopo avermi "cazziato" per aver proseguito così tanto tempo, mi fa scalare i farmaci fino a smettere di prenderli.
    Nel primissimo periodo ho delle "scosse", che leggo essere frequenti nella disintossicazione da SSRi, ma nel giro di un paio di mesi mi sembra di esserne uscito.

    Accade poi che ad agosto affronto un periodo di fortissimo stress, e non so se sia lo stresso o l'assenza di farmaci a cui il mio organismo non si era ancora evidentemente abituato, e mi ritrovo ad affrontare gli stessi problemi di Aprile 2019: ansia esagerata, angoscia, confusione, depressione.
    Cerco di reggere, ma nel giro di un paio di giorni mi rendo conto di essere fuori controllo, e non posso reggere ancora.

    Torno dallo psichiatra, e gli chiedo di aiutarmi con la condizione di non darmi farmaci che diano effetti collaterali sulla sessualità.
    Mi chiede di raccontargli la mia vita, e mi dice che io non ho patologie, ma ho dei casini per cui la cosa più sana è avere ansia, angoscia e panico. Mi suggerisce di prendere in mano la mia vita, ma rendendosi conto che non sono in grado di farlo mi prescrive stavolta Trittico, affiancato al Sulamid (prendo amisulpride generico).
    In qualche settimana sto nuovamente meglio. Ma mi ritrovo nella situazione di avere il terrore di smettere di prenderli.
    La terapia sarebbe dovuta durare circa 45 giorni, ma oggi siamo a fine febbraio e non ho mai smesso di prenderli.

    Oggi vorrei liberarmi da questi farmaci. Tuttavia ho il terrore di cosa dovrò affrontare. E se cadrò in depressione? E se ansia e angoscia mi divoreranno nuovamente?
    Cosa mi suggerite di fare?

    Abbiamo bisogno di qualcuno che voglia stare con noi, non che abbia bisogno di noi.

  • Bè, se ricadrai in ansia e depressione, potrai sempre tornare a prenderli. E' abbastanza normale avere delle ricadute e tornare a curarle.

    Per il resto non sono d'aiuto perchè io prendo il mio bravo antidepressivo dal 2001, vedi tu...

    Ho provato a smetterlo solo due volte, ma entrambe le volte in circostanze pessime, in cui era abbastanza ovvio che non fosse una buona idea (e lo sapevo ma aveva prevalso la paura degli effetti collaterali a lungo termine). E infatti entro due o tre mesi sono tornata a prenderli in entrambi i casi.

    Ora do per scontato che il farmaco sia indispensabile per il normale funzionamento del mio corpo, più che per della mia testa, e non mi pongo il problema di smettere. Devo dire che ho sempre preso il dosaggio minimo terapeutico, alternato a fasi in cui lo dimezzo (ovviamente di testa mia ;) ). Per esempio, adesso da un mesetto sono tornata a 37,5 mg di venlafaxina, anzichè la dose standard di 75 mg., per vedere se si riduce la sonnolenza e l'effetto bradipo (io però sono già piuttosto bradipo e mostruosamente pigra di mio, e l'antidepressivo va a enfatizzare tendenze già esistenti).

    Tutto quello che so, chiunque lo può sapere. Ma il mio cuore appartiene a me solo. J.W.Goethe

  • Avere delle difficoltà in fase di dismissione degli psicofarmaci è pressoché normale. Anche per un fattore psicologico.

    Per questo, se vuoi intraprendere questo cammino, è bene che tu ti faccia accompagnare dallo psichiatra (riferendogli i tuoi sintomi, man mano che il dosaggio viene ridotto), e anche da uno psicoterapeuta. Come quando si va dal fisioterapista per ritornare a camminare senza stampelle.

  • C'è una psichiatra su questo forum che scrive saltuariamente che studia la sindrome da sospensione dagli antidepressivi, si chiama Fiammetta Cosci, se qualcuno vuole chiedergli qualcosa in merito può mandargli un messaggio privato.

    No one knows a prescription drug’s side effects like the person taking it. Make your voice heard.

  • Ovviamente ridurrò/interromperò solo dietro prescrizione dello psichiatra.
    Tenete presente che la terapia era per un periodo limitato, sono io che ho continuato a prenderla a oltranza...
    Il mio psichiatra è assolutamente fermo sul fatto che io non abbia bisogno di medicinali, ma che debba prenderli per via di una situazione esistenziale complessa.
    Ovvero che curano un malessere che non è dovuto a una malattia, ma a circostanze che lo causano. E che la cura migliore sarebbe risolvere i casini che mi tormentano (cosa assai complicata e difficile!)


    Bè, se ricadrai in ansia e depressione, potrai sempre tornare a prenderli. E' abbastanza normale avere delle ricadute e tornare a curarle.

    Il problema è che la disassuefazione dura circa un mese, dopo il quale i sintomi potrebbero ripresentarsi, per sparire con la terapia in un paio di settimane. E' questo che ho paura di affrontare, trovarmi di fatto a passare un mese tormentato da ansia e angoscia.
    Oltretutto in entrambi gli episodi "acuti" sviluppai una dipendenza affettiva fuori da ogni razionale logica, con evidenti ricadute sociali..

    Abbiamo bisogno di qualcuno che voglia stare con noi, non che abbia bisogno di noi.

    Edited once, last by anonimotriste: Incorporato un post creato da anonimotriste in questo post. ().

  • Anche se non hai risolto tutti i tuoi "casini " ci hai raccontato tanti passi in avanti. La mia opinione non vale niente però...ultimamente ti leggo molto più sereno.


    L'idea di smettere e poi dover riprenderli perché non ti senti ancora del tutto a posto....è insopportabile oppure è un gioco che potrebbe valere la candela?


    Credo che tutti ma proprio tutti tutti abbiano avuto timori di smettere...

  • Anche se non hai risolto tutti i tuoi "casini " ci hai raccontato tanti passi in avanti. La mia opinione non vale niente però...ultimamente ti leggo molto più sereno.


    L'idea di smettere e poi dover riprenderli perché non ti senti ancora del tutto a posto....è insopportabile oppure è un gioco che potrebbe valere la candela?


    Credo che tutti ma proprio tutti tutti abbiano avuto timori di smettere...

    Diciamo che ho il terrore di rivivere quei momenti.. sicuramente quando ho interrotto la scorsa estate ho beccato il momento meno adatto (ero a un passo dalla separazione, avevo già preso la casa dove vivo adesso ma non avevo il coraggio di parlare con mia moglie, più ci fu la cosa delle ferie dell'amante con l'altro e vari problemi a lavoro). Che poi il momento pesante in verità è capitato subito dopo aver smesso di prenderli, forse la mia paura è che smettendo nuovamente mi capitino nuovamente di dover affrontare problemi impegnativi che senza i farmaci diventano montagne insormontabili.

    Mi fa piacere leggere che mi trovi più sereno, diciamo che sto cercando di combattere le mie debolezze, in primis la devastante dipendena affettiva verso l'amante e verso mia moglie che mi stava davvero logorante.. Oggi si sto meglio, anche se la strada da fare è ancora lunghissima. E mi chiedo se quella strada sono in grado di percorrerla senza l'aiuto delle medicine.

    Abbiamo bisogno di qualcuno che voglia stare con noi, non che abbia bisogno di noi.

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