I nostri problemi e la nostra sensibilità

  • Leggendo alcuni post mi sono fatto un'idea.
    Finnicella, per esempio, ha paura di urlare cose e disturbare il vicino che si arrabbietebbe con lei. Da come me lo descrive, mi sembra proprio un tipaccio. Non è che lei avverte un REALE pericolo e in qualche modo il suo inconscio glielo rappresenta?
    Io non sto bene nell'appartamento in cui mi trovo, già da un po' sto pensando di vendere. Ho sempre avuto timore della ragazzina del piano di sotto. Ne parlai anche con un terapeuta. La recente vicenda del tentato suicidio col gas mi ha dato ragione. Vivo su una bomba ad orologeria.
    Quindi, non è che i nostri più svariati disturbi siano dei campanelli d'allarme su qualcosa che la nostra sensibilità ha percepito?

    ciao Gian, sì io credo sia proprio come dici tu. Lo stesso doc, disturbo ossessivo compulsivo, nasce il più delle volte come conseguenza di un trauma, così come le fobie, il nostro cervello percepisce come traumatico un avvenimento e registra tale informazione, il più delle volte errata, facendo nascere poi il disturbo mentale. Anche il disturbo da attacchi di panico si basa sullo stesso schema. La nostra sensibilità percepisce alcuni pericoli, veri o presunti, e la nostra mente si regola di conseguenza. Il problema nasce quando tali disturbi diventano poi invalidanti per la vita della persona.

  • Allora, anche io parlerei di sensibilità individuale, ma in un senso un po' diverso.
    Ad es. se consideriamo il mio vicino, certamente non è il massimo (ad es. un mattino presto l'ho sentito che lanciava insulti indicibili contro il camion della nettezza urbana perché evidentemente gli dava fastidio il rumore). Però una persona in uno stato d'animo normale non lo vivrebbe come lo vivo io a volte: un altro magari direbbe che stress questo vicino, che stress questo parquet cigolante, devo proprio trovare un'altra casa e stop. Certamente non è una reale minaccia e probabilmente non sono al centro dei suoi pensieri. Io la vivo in modo esagerato perché, come ho raccontato, nella vecchia casa i vicini mi hanno sentito pensare ad alta voce, hanno cominciato a chiamarmi "la pazza" e da lì l'ossessione all'ennesima potenza... Però qui gioca la sensibilità individuale. Ho letto di un sacco di persone che parlano da sole e non se ne preoccupano. Ieri in un gruppo FB c'erano delle persone che commentavano un post e dicevano appunto che a volte pensano a conversazioni ecc. e si mettono a parlare (senza avere allucinazioni, ma essendo consapevoli che non c'è nessuno). Per loro non è un problema, anzi ci scherzano su. Io invece ho il terrore che mi capiti e che qualcuno mi senta, ne ho fatto un'ossessione. Persino gli psicologi mi hanno detto che non c'è niente di patologico nel farlo e che se qualcuno mi chiama "la pazza" amen... Razionalmente mi dico che è così, però nella mia sensibilità c'è qualcosa che mi fa prendere questo "problema" più seriamente del dovuto. Perché evidentemente attribuisco molta importanza al giudizio altrui e perché quello di cui sono sempre stata fiera (in passato) era di essere una persona psicologicamente forte, che ha successo negli studi e nelle attività intellettuali, che ha molto self-control ed è sempre educata e a modo. Quindi sentire qualcuno che mi chiama "la pazza" è come un colpo al cuore.
    Venendo alla tua esperienza: si, non si può negare che il fatto oggettivamente avesse una certa gravità, ma in fondo tutto si è risolto sul nascere e dubito che la ragazzina farà nuovamente qualcosa di analogo, anche perché immagino che adesso la famiglia starà più attenta. Per dire mio padre una volta ha quasi dato fuoco alla villetta (involontariamente), c'erano già le scale sature di fumo. Però tutto si è risolto, ci abbiamo scherzato su e bom. Può essere che ci sia qualcosa in te e nelle tue esperienze che accentua i tuoi timori riguardo alla ragazzina? Posto che ovviamente nessuno auspica di saltare in aria.

    Comunque, tornando al mio vicino, ieri sera sono rimasta concentrata sui video di documentari, come avevo detto, cercando di non prestare attenzione a rumori ecc. e ho dormito bene (salvo qualche risveglio). Stamattina, di buon'ora il vicino ha fatto cadere un po' di cose sul pavimento, ma non ci ho fatto caso più di tanto. Oggi ho intenzione di rimanere concentrata sul mio lavoro. Più che assecondare le paure, secondo me, bisogna cercare di spostare l'attenzione.

    Anch'io parlo da sola, a volte quando sono in ansia e ho bisogno di "capire" una situazione, oppure parlo immaginando di parlare con un interlocutore (non ipotetico, ma proprio una specifica persona che ho in mente in quel momento).

    Quando vivevo con mia madre avevamo dei vicini al piano superiore e mi vergognavo all'idea di essere sentita magari quando scendevano le scale e andavano in lavanderia/box che era vicino alla nostra porta d'ingresso. Quindi ero sempre attenta a sentire se c'erano passi, rumori, ecc.

    Ora che vivo sola in una casa indipendente finalmente questa menata è passata e posso parlare come e quanto mi pare ad alta voce sapendo che nessuno mi possa sentire/giudicare.

  • Anch'io parlo da sola, a volte quando sono in ansia e ho bisogno di "capire" una situazione, oppure parlo immaginando di parlare con un interlocutore (non ipotetico, ma proprio una specifica persona che ho in mente in quel momento).

    Quando vivevo con mia madre avevamo dei vicini al piano superiore e mi vergognavo all'idea di essere sentita magari quando scendevano le scale e andavano in lavanderia/box che era vicino alla nostra porta d'ingresso. Quindi ero sempre attenta a sentire se c'erano passi, rumori, ecc.

    Ora che vivo sola in una casa indipendente finalmente questa menata è passata e posso parlare come e quanto mi pare ad alta voce sapendo che nessuno mi possa sentire/giudicare.

    Si, ecco ti capisco benissimo. Sono passati un po' di mesi da quando questo thread è stato aperto ed io da metà dicembre sono dai miei, che hanno una villetta e una specie di dépendance dove mi sono sistemata e mi sto lasciando pian piano questa cosa alle spalle. Quando ero in quel condominio era diventato un incubo, ci pensavo in continuazione. Poi paradossalmente più mi dicevo "non devo farlo" più lo facevo, stavo impazzendo. Adesso almeno in casa non ci penso più di tanto o comunque sempre meno e riesco a dedicarmi con più tranquillità al mio lavoro, dormo ecc. Un po' più in là, quando avrò messo da parte un po' di soldini, vorrei trovarmi un'altra casa, dove vivere di nuovo per conto mio, perché da tanti anni sono abituata così e non mi ci vedo a passare il resto della mia vita attaccata ai genitori, ma l'idea del condominio mi mette l'angoscia. Trovare casette indipendenti in affitto non è facile, specie se si vuole vivere in città, ma piuttosto pazienterò un po' di più. Poi a parte il "parlare da soli" ci sono tante altre cose che ho sopportato negli anni nei vari posti in cui ho abitato e che non ho più voglia di sorbirmi: la vicina che si lamenta perché sente che sto troppo sotto la doccia e così "gonfio" la bolletta condominiale dell'acqua, l'altra che trova da dire perché scendo le scale del condominio con i tacchi, i condomini che mi "rimuovono" (per non dire "rubano" la bici parcheggiata nel cortiletto condominiale), quelli che mi fanno il 3° grado perché non concepiscono che un libero professionista possa lavorare da casa (quindi necessariamente svolgo attività "strane"), l'altro vicino che si mette a urlare per le scale perché qualcuno ha lasciato aperta la porta dell'ascensore, quelli che se metti 30 secondi il sacco della spazzatura sul ballatoio mentre ti stai preparando per andare a buttarla portano la questione in assemblea condominiale... Basta, ho già dato. Mi sono fatta anni di coabitazione ai tempi dell'università, ho vissuto in bettole, a 40 anni voglio starmene in pace, vivere bene, libera di parlare da sola e di fare ciò che mi aggrada senza vivere nell'ansia. Il che non vuol dire che mi piaccia fare la misantropa, anzi, ma in casa non voglio farmi problemi di sorta.

  • non è un problema di misantropia. purtroppo i condomini funzionano così.

    l'altra sera passate le 23 uno ha incominciato a chiamarmi dal giardino. non so cosa volesse, non mi sono affacciato.

    quella del mio lavoro da casa ha investito l'intero paese. fino all'anno scorso tutti a farmi i conti in tasca. su quanto lavoro, quanto mi faccio pagare ecc. L'anno scorso con lo smartworking che si è diffuso hanno incominciato a capire

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