Ne vale ancora la pena?

  • Esatto Rebel ma posso permettermi?
    Ma quale soluzione finale? Ma scherziamo? Ma scusate con rispetto lo dico: la sofferenza é disarmante, é orrenda..
    pero' davvero, pensare a chi darebbe tutto pur di tenere in vita magari il proprio bambino malato terminale ecco, anche solo
    magari riflettere un attimo, rimboccarsi le maniche, e andare a vedere quelle realtà. Fare volontariato fa deviare certe idee
    e idealizzazioni, per esempio. Perché guardi dritto ai fatti. Alla concretezza.
    Ragazzi lo dico con molta schiettezza e con tutto il rispetto perché la sofferenza e la malattia psichiatrica é spesso devastante.
    Pero' davvero la vita é UNA é preziosa, se non vi piace la vostra, be spendetela allora per dare una mano agli altri a chi é davvero meno fortunato
    di voi. A chi non ha molta vita davanti a chi non ha NIENTE. Magari avrebbe solo VOI.
    Scusate. Pero', FORZA!!!

  • Sono consapevole di avere delle fortune che altre persone possono solo immaginare e che si tende a dare per scontate (genitori amorevoli, un tetto sopra la testa, facoltà fisiche e intellettive non anomale). Praticare la gratitudine durante i periodi meno bui mi rende meno pessimista e maggiormente propositivo nei confronti della vita. Tuttavia nei momenti di maggior disperazione e sconforto (tendo a caderci spesso, a volte motivatamente, a volte no), questa consapevolezza diventa un’arma a doppio taglio: ci si rende conto non solo di essere falliti, ma anche di esserlo nonostante il fatto di essere dei privilegiati nei confronti di molti. Ciò non fa altro che aggiungere alla disperazione anche un forte senso di ingratitudine che fa esacerbare il senso di colpa.

    Sono consapevole di avere delle fortune che altre persone possono solo immaginare e che si tende a dare per scontate (genitori amorevoli, un tetto sopra la testa, facoltà fisiche e intellettive non anomale). Praticare la gratitudine durante i periodi meno bui mi rende meno pessimista e maggiormente propositivo nei confronti della vita. Tuttavia nei momenti di maggior disperazione e sconforto (tendo a caderci spesso, a volte motivatamente, a volte no), questa consapevolezza diventa un’arma a doppio taglio: ci si rende conto non solo di essere falliti, ma anche di esserlo nonostante il fatto di essere dei privilegiati nei confronti di molti. Ciò non fa altro che aggiungere alla disperazione anche un forte senso di ingratitudine che fa esacerbare il senso di colpa.

    Magari fossi fortunato..questi mi sembrano i discorsi di un infermiere che mi aveva soccorso l'ultima volta che ho ingerito non so quanti farmaci.Mi disse "ci sono bambini che vorrebbero avere anche solo un giorno della tua vita",e io ho pensato "sì,della vita di qualcun'altro".Io credo che la vita di uno che vuole morire(e non per un momento,ma in ogni momento)non sia migliore di nessun'altra o quasi(sottolineo il quasi).Lo so,forse esagero,verrò preso per un insensibile,una bestia..E forse il dolore mi ha trasformato,mi ha reso ciò che non avrei mai voluto essere,un insensibile(o meglio sensibile solo verso il mio di dolore).Sarà che sono stanco di essere diverso e malato.Auguro comunque al ragazzo di stare meglio,già il fatto che abbia degli up e dei down,mi fa capire che ce la può fare.

  • Mezzouomo tu parli cosi perchè hai purtroppo un momento della tua vita in cui vivi un distrubo, un disagio che ti porta a certe idealizzazioni.
    Sappi però una cosa molto importante: tu non sei la "malattia" , tu hai una "malattia"
    Dico malattia tra virgolette perchè non so se sei stato diagnosticato e se si con quale malattia o disturbo. Ma per farti capire che tu sei ben altro del tuo malessere. Non dargliela vinta. Esistono cure, farmaci, metodi e poi esiste il tempo.. che passa e che fa diventare grandi e fa cambiare.. coraggio e forza!!!

  • Oggi devo prendere atto per l'ennesima volta il fatto di essere un fallito. L'ennesimo esame saltato, io che arrivo pochi giorni prima senza neanche aprire il libro, vinto come sono dall'accidia, dalla pigrizia, dall'abulia. Ho sprecato un'estate intera a non far nulla, a fissare i libri chiusi proclamando fiero e fiducioso: "li inizio domani, tanto c'è tempo!". Fingendo di pensare che non mi provoca ansia angoscia terrore il solo guardarli, mi faccio bello davanti ai miei genitori vantandomi: "non preoccupatevi, arriverò preparato e li supererò alla grande". Risultato: su tre esami da preparare, quelli dati sono...zero. Non fanno bene i miei genitori ad essere amareggiati feriti dal loro unico figlio che non fa altro che dare loro forti delusioni? Non sarebbe meglio per tutti una mia dipartita, meglio per questo mondo avere un fallito in meno? Nessuno ci perderebbe, anzi tutti ci guadagnerebbero senza un peso morto come me. Non posso risolvere i miei problemi per magia, anche se lo vorrei tanto. Non voglio più far soffrire nessuno per i miei errori. Sono un errore e come tale va cancellato

    Nevrotico della porta accanto


    Moderatore della Chat di NienteAnsia

  • Buonasera, vi scrivo perché cerco aiuto e conforto. Mi sto progressivamente rendendo conto che ormai non ho più voglia di vivere, non ho alcuna voglia di andare avanti, sono ormai troppo stanco perfino per piangere e provare rabbia. Non ho più voglia di nulla, non mi piace più nulla, spreco le mie giornate a davanti a uno schermo (TV e internet) e a dormire per lunghe ore, non ho un amico, non ho un futuro, vedo solo il nulla all'orizzonte e sto iniziando a chiedermi se tutto ciò valga davvero la pena. Compirò 23 anni tra una settimana, a quest'età avrei dovuto vivere gli anni e le esperienze migliori: dovrei essere già laureato brillantemente, essere circondato di amici che ti vogliono bene, magari anche un amore ricambiato appassionato, un lavoro appagante. E invece non ho nulla di tutto ciò: mi mancano 5 esami alla laurea, che mi sto trascinando da tempo perché ho paura dei professori, ho paura di non ricordare nulla, ho paura persino di prendere un libro in mano e dunque puntualmente non mi presento agli appelli, gettando i miei genitori (tra i pochi che tengono a me) nello sconforto più totale, atterriti dal fatto che, nonostante i loro duri sacrifici, il loro unico figlio sia un idiota fallito fifone codardo che ha paura di tutto: paura di uscire di casa, paura di parlare con sconosciuti, paura di dare esami, insomma, paura della vita. Come ho scritto prima non ho amici: troppo diversi e troppo spensierati per fregarsene di un tipo piagnone, nevrotico e depresso come me, che non è mai andato a una festa perché semplicemente non gli piace il baccano e gli ambienti affollati, non è fanatico di calcio e non ha alcun interesse se non la cultura e lo studio. Non ho mai avuto una relazione: mai neanche sfiorato un'altra persona, troppo brutto, grasso, antipatico, chiuso, depresso, ecc. Inoltre sono gay: dove vivo io (sud italia) sono tutti etero fino a prova contraria e le possibilità per me di incontrare un'anima gemella sono pressocché inesistenti. Ma anche se riuscissi ad uscire dal buco in cui vivo: chi mai si interesserebbe e verrebbe attratto da un caso umano come me, peraltro esteticamente ripugnante? Per non parlare del lavoro: essendo un impedito cronico e un disadattato, impantanato come sono nella giungla universitaria, non ho la minima speranza di trovare un impiego decente, tantomeno inseguire le mie ambizioni, i miei sogni che ormai sono da tempo definitivamente tramontati. Avrei voluto tanto intraprendere la carriera diplomatica: gli affari internazionali sono da sempre la mia più grande passione, così come la storia. Avrei voluto anche intraprendere la carriera accademica e insegnare storia contemporanea. Ma forse raggiungerò questi obiettivi nella prossima vita, se mai la reincarnazione esista, ma spero di no, perché è già stato infernale vivere le sofferenze e le umiliazioni di questa vita grama, figuriamoci viverne un'altra. Non compirò gesti estremi perché la mia famiglia ne uscirebbe a pezzi, non posso causare loro un dolore così atroce, ma l'alternativa qual è? Continuare questa vita arida, amara e avara di soddisfazioni? Vorrei solo sparire nel nulla ed essere dimenticato, addormentarmi e non svegliarmi più.

    Scusatemi se vi sono errori di ortografia e sintassi qua e là, ma ho scritto da cellulare e sono un po'scosso.

    Quante pretese a 23 anni... perchè ti tormenti così? hai 23 anni, non 50!
    Ti mancano SOLO 5 esami alla laurea, non mi pare un fallimento, anzi! A 23 anni avere già una relazione importante è tutt'altro che fondamentale, anzi, sei giovanissimo che fretta hai di "accasarti"?
    Dici che al sud non ti senti libero di vivere la tua omosessualità, cosa ti impedisce di trasferirti al nord, dove magari ti sentiresti più a tuo agio?
    Non ti piaci fisicamente, bene, fai qualcosa per piacerti! Fai una dieta ferrea, vai in palestra, cura il tuo look. E non metterti fretta! Hai pochi amici? meglio, potrai dedicarti di più a raggiungere i tuoi obiettivi, a concludere gli studi, a migliorare il tuo aspetto. Quando inizierai a piacerti la gente verrà a cercarti.
    E quanto agli anni migliori, ca❤❤❤te. Gli anni migliori sono dopo i 30-35, forse i 40. A 23 non si ha ancora una indipendenza economica, si è solo bambini cresciuti e col corpo da uomo. Hai tutto il tempo che ti serve per fare qualsiasi cosa tu voglia!

    Ho un brillante futuro alle spalle.

  • No, tu devi solo CURARTI, il più presto possibile.
    TU, tolto il disturbo (e quindi questa tua condizione), non te lo perdoneresti mai. Sappilo.

    Non ho un vero e proprio disturbo,se escludi la depressione,che però è il problema minore.Se avessi una patologia curabile,mi farei curare.

  • Che sensazione provi, rabbia e furore o ti senti debole e stanco ?

    Tutte e due.Rabbia perché pure il più co❤❤❤❤ne che conosco sta facendo qualcosa della sua vita,mentre io ho di fronte un muro invalicabile,che mi tiene fermo da anni.Poi sono stanco e senza forze,le mie paranoie mi tolgono l'energia,e basta.Il bello è che non riesco manco a morire,anche se non ho più speranze,sono proprio inutile.

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