Primo lavoro serio, panico insopportabile

  • Ciao a tutti,

    Come già detto nella sezione “presentiamoci”, mi chiamo Andrea e ho 32 anni e sono siciliano.

    Fino ai 26 anni ho avuto una bella vita tra alti e bassi, il lavoro non era una mia priorità, mi ero fermato alla triennale di ingegneria informatica, facevo qualche lavoro saltuario, ho trovato un ragazzo con vivo una bellissima relazione (ormai sono 7 anni), insomma, non potevo lamentarmi anche se, per carattere, trovavo sempre un motivo per farlo.

    Poi mia madre si è ammalata di cancro, una forma che doveva essere a “bassa malignità”, dopo una cura che sembrava averla stabilizzata, mi faccio forza e parto al nord per la laurea magistrale, guidato anche da cuore, dato che il mio ragazzo aveva deciso di partire per la stessa ragione.

    Dopo un anno, muore mio padre e di conseguenza mia madre peggiora le sue condizioni: quindi rientro in Sicilia dove la accudisco per circa un anno, dopo una lunga agonia muore anche lei, la sofferenza era finita.

    Nonostante tutto riesco a laurearmi in corso, facendo degli sprint incredibili e questo fatto mi aveva lasciato credere di essere una persona forte e capace, mi sbagliavo di grosso.
    La laurea è in ingegneria informatica, non ho avuto nessun problema a trovare lavoro, ma meno di un anno dall’assunzione mi ritrovo assalito da una sensazione orribile di panico che (vergognoso a dirsi) surclassa anche quella trascorsa a causa della malattia di mia madre.

    Dopo un iniziale brutto impatto (stare tanto tempo fuori casa, stare in squadra con un collega austero e decisamente poco confortante) c’è stato qualche piccolo risultato, ma dopo qualche mese ho avuto delle difficoltà a causa della mia incapacità ad organizzarmi il lavoro (iniziavo senza pianificare né progettare), quindi il capo si è fatto più pressante.

    L’ansia ha iniziato a farsi strada e sebbene sia il mio capo che il mio collega provino ad aiutarmi a modo loro io mi sento sempre peggio, mi sveglio tutte le notti alle 4 in preda all’angoscia più nera, a nulla servono gli ipnotici prescritti dal medico, non ho problemi ad addormentarmi dato che la sera arrivo distrutto, il problema è che dopo 4 ore di sonno apro gli occhi e la tachicardia inizia in quell’esatto istante non lasciandomi più dormire.

    Nel frattempo, sono arrivati altri 3 colleghi che sembrano essersi ambientati benissimo da subito.

    Mi fa male vederli condividere sessioni di lavoro ed io rimasto escluso a parte perché, paralizzato dalla paura, non riesco a svolgere cose più elementari e la carenza di sonno e tutti i dolori psicosomatici muscolari non aiutano affatto.

    Mi fa male sentirmi dire dal capo “capisco il panico, ma devi dare un contributo”, perché so che è vero.

    Mi fa male sentirmi dire “per una volta fai esattamente come ti dico” perché io sento di provarci ma non ci riesco.

    Mi fa male vedere il mio collega austero non essere austero con gli altri.

    Mi fa male sentirmi inutile, non aver voglia di fare niente

    Non riesco a non pensarci, non riesco a spezzare la spirale in cui sono caduto.

    Sto pensando di cambiare lavoro (magari all’inizio nella stessa azienda, poi in caso in altre), ma mi sto dando la colpa di quest’angoscia in toto sento di essere io che mi troverei nello stesso modo in qualunque altro posto e questo pensiero è sottilmente incoraggiato dal mio capo il quale mi ha più volte detto che dato che il “challenge è grande” mi dovrò fare il c❤❤o più degli altri.

    Ho voglia di mollare tutto e ricominciare qualche altra cosa dove ci sia meno pressione.

    Qualcuno di voi ha vissuto qualcosa di simile ed è riuscito ad uscirne?

  • Hai la possibilità di cambiare ditta?
    Cambiala e non stare li ad esaurirti ,se poi anche altrove avrai gli stessi problemi, ci si lavora su ed eventualmente cambi anche ambiente\settore se non fà per tè.

    No non ho mai avuto i tuoi problemi sul lavoro , ansia per carità quando tocchi macchine dove puoi fare anche centinaia di migliaia di euro di danni, un pò l' hai, poi tiri il fiato e via fai quello che devi fare .

    Una tortura, come se crepassi di sete in un deserto e ti chiedessero :cosa preferisci? succhiare una spugna secca o inghiottire sette otto grani di sale da cucina?

  • Ciao, grazie per la risposta!

    Posso fare quello che voglio ovviamente, la mia paura è quella di non essere in grado di trovare pace a prescindere...

    Spero tanto che qualcuno che ci sia già passato e che ne sia uscito mi dia una dritta, uno spunto di riflessione, sento di non farcela da solo.

  • Ciao Ace87, grazie per la risposta.

    Certo, potrei cambiare lavoro, ma non penso che qualunque altro lavoro da informatico sarebbe molto diverso da questo (non conosco neanche nessuno che possa illuminarmi in questa materia).

    Inoltre vedere gli altri così tranquilli ed essere l'unico a sentirmi così mi fa pensare con abbastanza certezza che in qualunque altra azienda tornerebbero gli stessi problemi...

  • Sicuramente hai passato dei brutti periodi e ,dopo i lutti per i tuoi genitori, ora sei solo lungo la strada della vita. Sicuramente mette molta ansia il sapere di non avere più una "rete di salvezza" in caso di fallimento, un porto sicuro dove poter eventualmente tornare.
    L'ansia è sicuramente giustificata.
    Però io non so quanta relazione ci sia tra la tua situazione psicologica e la tua capacità di fare quel lavoro.

    Io ne ho visti parecchi in situazioni professionali simili alla tua.
    Spesso ho pensato che si trattasse di persone brave a scuola ma non portate (a livello pratico) per quel tipo di lavoro, ma con una la laurea faticosamente conseguita non accettavano di puntare più in basso.
    Tuttavia alcuni li ho visti cambiare posto di lavoro (non tipologia) e trovarsi poi bene.

    Quindi i miei consigli sono:
    1) Cambia posto. Spesso capita che in un'azienda si venga considerati in gamba e ,in un'altra, dei perfetti idioti.
    2) eventualmente, se la prima soluzione non funziona, abbassa anche le pretese. Invece di fare (dico per esempio) progettazione, passa a fare l'impiegato tecnico di assistenza ai clienti... o l'addetto alla scrittura delle documentazioni, ecc.

    Te ne do un altro: a livello comportamentale cerca di essere più spontaneo e "leggero". Questi personaggi che ,come ti dicevo prima, ho visto nel corso della mia vita professionale avevano TUTTI anche problemi comportamentali.
    Venivano esclusi e derisi. Loro dicevano che erano i colleghi a essere razzisti (chissà perchè, spesso provenivano da regioni lontane), ma in realtà avevano un... un "non so che" che non li faceva inserire.
    Secondo me la loro ansia da integrazione generava quell'aria ridicola che impediva l'integrazione. La loro ansia di riuscire a fare qualcosa di buono generava quel modo di fare da "lecchino", "impiccione" e "finto umile". Finto umile soprattutto.
    Insomma, un cane che si mordeva la coda.

    Tu vai alle macchinette del caffè coi colleghi?
    Come mangi a pranzo? Stai coi colleghi?
    Quando il capo non c'è, parli di f❤❤a?

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