Il diario di Elena

  • ecco, dalle parole evidenziate capisco che c' è volontà di reagire e non rassegnazione.

    In tutte le cose, ai più grandi piaceri è prossima la noia.” CICERONE

  • Giorno di ferie. La mia mente non riesce a rilassarti, continua a pensare al passato, al perché di tutto quello che mi è successo, ovviamente di tutte le cose brutte.
    Non ce la faccio.
    Mi esplode il cuore nel petto. L'ansia mi tiene in pugno. Manovra e gestisce la mia vita.

    La mia famiglia non mi è d'aiuto. Troppo presa dal proprio orgoglio ed egoismo. Troppa ignoranza e non amore.
    Mi hanno rovinato la vita, sin dall'inizio.

    Mi metto a dormire così non penso.

  • In ufficio, io e lei.
    Mi tratta come se fossi la sua schiava.

    Se un giorno mi prende che sono già sverza la mangio.
    Devo resistere e non scoppiare altrimenti musi lunghi fino al suo pensionamento.

    Brava, bella e buona quanto vuole, ma lei non può disporre della mia personalità, ma solo della mia professionalità. Punto.
    Sospettosa, guardinga, non si fida mai ... quando lo vorrà capire che è solo ed esclusivamente lavoro?!
    Per me è lavoro, invece lei basa quasi tutto sul personale.
    Si deve mangiare quando è pronta lei, finire il servizio quando è pronta lei. Non ce la posso fare.

  • Un giorno di settimana scorsa:

    Mi piace aspettare il treno presso la stazione di MI Cadorna. Milano mi risveglia tante emozioni e anche alcuni ricordi.
    Mi è venuto in mente quel film di Pozzetto in cui lui saliva sul taxi per poter attraversare la strada in p.zza San Babila.
    Quella era l'epoca ... della mia infanzia.
    Pensavo che Milano sarebbe stata la città nella quale sarei andata a vivere e nella quale avrei fatto carriera...

    Invece sono qui in attesa del treno che mi riporti a casa dopo una giornata in cui ho cercato di cambiare lavoro! Speriamo sia andata bene.

    Sono "in giro" da ore e nonostante siano ormai le 20 non mi sento stanca. Se avessi un moroso lo chiamerei per invitarlo a mangiare una pizza così concludo la serata in compagnia e non in triste solitudine come al solito. Potrei scrivere a tizio... sì, dai, gli scrivo vediamo se almeno si premura di chiedermi se deve venire in stazione a prendermi. No, ok, è già a casa in pigiama con mammà. No, no, altro che chiedergli dopo di mangiare una pizza: sua mamma l'avrà già rimpinzato bene bene e poi non può mica uscire dal pigiama, troppa fatica.

    Ok.

    Il signore accanto a me passeggia sulla banchina, in attesa del treno. Ogni tanto ci guardiamo. Ha uno sguardo, direi, gentile...come se mi volesse dire "Dai, si vede che sei una sgarruppata, raccontami pure di te se ti aiuta...". A volte la mia fantasia è folle.

    Sento il tremore dei binario e vedo dopo la curva due fanali che si avvicinano.
    Mi avvicino alla porta di entrata e schiaccio con insistenza i pulsanti. Non si apre. Penso tra me e me: "Per forza che non si apre, mini, non vedi che sono ancora rossi?! Devono diventare verdi, poi schiacci e poi si apre. Sei proprio stupida."

    E qui nasce e continua fino a casa il mio pensare a quanto io sia stupida, a quanti errori abbia fatto, a quanto abbia sbagliato a dare retta a tizio o a caio.

    "Stupida, non impari mai." Direbbe l'Amoroso

    :(

  • Non ce la faccio.
    Non riesco a concentrarmi, non riesco a pensare a cosa possa rendermi felice.
    Che poi c'è qualcosa che mi possa rendere felice?
    Non riesco a cambiare me stessa, non riesco.

    Non mi ricordo niente di quello che faccio, di quello che dico e di quello che dicono gli altri.

    Mi abbuffo di dolci perché mi consolano per questa mia totale incapacità di essere, di fare e di pensare in modo sano.
    Sono un'incapace, ecco, sì.
    A volte mi dico che almeno fossi capace di essere riuscirei a vedere in modo più chiaro tutto e forse, forse riuscirei a prendere la strada per iniziare a vivere. Forse mi illudo. Sì, sono anche un'illusa. Dove voglio andare alla mia età?! E' già tanto se riesco ad andare a dormire dopo le 22 figuriamoci se riesco a cambiarmi la vita.

    Sono un'illusa incapace.

  • E niente, sono una fallita.
    Mi sono messa a studiare alcune cose importanti per il mio lavoro, ma non riesco a farle mie, non riesco a ricordarmele.
    Studio ma non ne so niente di quello che ho studiato.
    Non ci riesco.

    Mi sento morire dentro.

  • Questo confinamento nella zona rossa mi ha fatto rimpiangere il non aver fatto le mie camminate in montagna quando ancora si poteva.
    Certo con chi sarei andata? Da sola? Non si va in montagna da soli.
    Con qualcuno? Ma se mi odiano tutti!

    Mi schifano tutti, forse perché sono brutta o forse perché in gruppo sono timida ... certo non perché sono lenta visto che di solito arrivo in vetta tra i primi mentre loro (quelli che sanno una pagina in più del libro) stanno arrotolando la lingua...forse la loro cattiveria è come una zavorra che li conduce verso il basso...

    Non mi fa onore dire queste cose, ma ho una ragione. Venir umiliata da persone per le quali ho portato rispetto non lo trovo giusto.

  • Il terzo giorno di questi cinque giorni lavorativi è finito.
    Deo gratias.
    Non garantisco di poter arrivare a venerdì senza aver prima sparato frasi delle quali mi pentirò per sempre.
    Devo resistere e ricordarmi delle conseguenze che deriverebbero dalla mie parole.

    Oggi mi manchi tu.
    Di sicuro io non ti manco ... troppo attaccato ad altro, come sempre.
    Il mio destino è questo: stare sola.

  • Che figura che ho fatto! Avranno pensato che sono psicopatica e invidiosa, hanno ragione.
    E non avevo nemmeno gli occhiali quindi avrò squadrato le due ragazze senza riuscire a rendermi conto che le stavo squadrando... che stupida!

    Va bè, dico, figura più, figura meno ... sì e allora perché adesso mi sento così piccola?!
    Mi odio per come mi comporto.

  • Ed è intorno a quest'ora che mi sento sola. Più sola.
    La giornata è stata un rincorrersi di doveri, impegni, responsabilità, poi è arrivato l'incontro con me stessa verso sera.

    A nulla sono serviti le chiacchiere telefoniche col vecchio amico, il riordino di alcuni dei troppi fogli accatastati da mesi e le crepes preparate questa mattina.

    Eccomi qui ad aver bisogno di un abbraccio, di una carezza e di discorsi familiari.
    Tutto questo mi manca.
    Perché mi manca se non l'ho mai provato?
    Forse perché ho in mente quando c'era tutta la famiglia al completo e la sera eravamo tutti insieme a guardare un film... mi sentivo amata, protetta e puramente contenta.

    Dovrei essere abituata a stare sola, lo sono. Tuttavia certe mancanze non ho ancora imparato a riempirle.

  • Oggi non gira.
    No, non va. Prevedo una fine settimana devastante, con ansia per il lunedì e per quello che mi sono dimenticata di fare al lavoro.

    So di aver sbagliato, ma il sovraccarico di richieste ricevute ha inciso sui miei errori o avrei sbagliato lo stesso perché sono un'inetta?
    Penso entrambe le cose insieme.

    Dermatite peggiorata, sono una carta vetrata. Voglia di fare assente. Voglia di studiare? La devo cercare.

  • Se ti può consolare, da me il weekend è partito uguale e continuerà così, già lo so, non perchè sono veggente ma perchè conosco le mie mancanze ;) . Voglia di fare meno di zero, cose sospese sul lavoro che mi proccupano, ma pigrizia assoluta.

    Tutto quello che so, chiunque lo può sapere. Ma il mio cuore appartiene a me solo. J.W.Goethe

  • E' solo il primo giorno di questa settimana lavorativa ed io sono già esaurita.
    "Fai affidamento sulla tua pazienza e calma" ripeto a me stessa. Ma quale quale pazienza, quale calma?!!!!
    Ho pronte le munizioni e e le bombe da lanciare, nel cassetto... come potrei essere calma??!!!!

    Sono arrivata a casa che avevo un tono di voce simile agli ultrasuoni, ho girato avanti e indietro tra camera e cucina prima di poter tornare umana.
    Non posso continuare così. Il mio cuore mi ha già avvisato una volta. Non posso lasciare che accada ancora.

    Mi rendo conto che intorno a me è davvero un ... non so nemmeno come definirlo ... difficile restare calma.
    Difficile soprattutto quando sono al telefono con un collega di altra sede e arrivano i miei colleghi della mia sede e mi si piantano davanti con le braccia conserte ad aspettare che io finisca perché mi devono dire le loro cose ... rimandabilissime a dopo! Non sono al telefono per sport o per motivi personali!!!
    Difficile perché ogni volta che la tizia passa davanti al mio ufficio (quasi sempre con la porta aperta) mi lancia le occhiate per vedere cosa sto facendo.
    Difficile perché quando entro IO da loro, busso e chiedo "Posso?".
    Difficile perché quando sbaglio chiedo scusa.
    Difficile perché non sono il tipo che dice ad alta voce quello che sta facendo mentre lo sta facendo.
    Difficile perché il lavoro è lavoro, non c'è niente di personale, ma loro non lo capiscono.

Participate now!

Don’t have an account yet? Register yourself now and be a part of our community!