Fine della mia relazione

  • Buongiorno a tutti
    Mi scuso in anticipo per la lunghezza del post. Sono una ragazza di 28 anni e fino a 3 settimane fa ero fidanzata con un ragazzo della mia stessa età, che ha la madre italiana e il padre statunitense. Eravamo già stati insieme nel 2012 per qualche mese, poi ci eravamo lasciati e persi completamente di vista per quasi 5 anni. Durante quel periodo lui aveva avuto una relazione con un'altra ragazza, con la quale aveva anche convissuto, mentre io ero rimasta sempre single.
    L'anno scorso mi ricontatta su Facebook e scopriamo di essere ancora interessati l'uno all'altra, così ci frequentiamo di nuovo e a dicembre ci rimettiamo insieme. A parte poche piccole discussioni, andiamo avanti senza problemi e passando tanti bellissimi momenti insieme. Purtroppo a sua madre trovano un marcatore tumorale elevato. Il mio ex si preoccupa molto della cosa, ma riesce a gestirla piuttosto bene, mentre lei si sottopone a vari controlli. Intanto lui viene contattato per lavorare in un agriturismo. Gli viene proposto un periodo di prova di 2 settimane, prima di decidere se assumerlo per la stagione estiva. Ci prova e si trova in difficoltà perché diverse mansioni che deve svolgere sono del tutto nuove per lui.
    Il 30 di aprile, giorno libero, riceve un messaggio dall'agriturismo in cui c'è scritto che sarebbe dovuto andare il giorno dopo a parlare con i responsabili. Qui iniziano i problemi. Comincia già a sospettare che non lo avrebbero assunto o che non lo avrebbero pagato e reagisce male. Poiché soffre di forte ansia e in passato anche di depressione, prende farmaci tra cui Valium per dormire. Poco dopo aver letto il messaggio, va dal suo psicoterapeuta mentre io rimango a casa sua con sua madre. Torna più tardi del solito, sempre molto arrabbiato e sua madre si accorge che ha bevuto. Purtroppo reagisce così nei momenti di rabbia e delusione. Io e sua madre cerchiamo di calmarlo e decido di restare la notte da loro per tranquillizzarlo.
    Il giorno dopo va all'agriturismo e io torno a casa. La sera ci sentiamo al telefono e purtroppo mi dice che non lo hanno assunto e non gli hanno pagato nemmeno le due settimane in cui ha lavorato. È molto arrabbiato, triste e deluso, ha bevuto tanto e in più ha preso tante gocce di Valium . Mi preoccupa molto questo suo modo di reagire, ma cerco di non farglielo pesare e provo a rassicurarlo. Visto che non lo hanno pagato, ha paura che in Italia lo sfrutteranno sempre e dice di voler cercare lavoro all'estero (in Europa). Gli dico che non gli impedisco di andarci e che potrò andare a trovarlo. Questa soluzione però non gli sta bene. Vorrebbe che fossi disposta anch'io a seguirlo e lavorare all'estero. A questo punto litighiamo. Io non me la sento di fare questi grossi passi tutti insieme: cambiare paese, convivere (mi sembrava troppo presto) e soprattutto lavorare. Per lui non è difficile perché aveva già vissuto in paesi diversi e aveva già sperimentato la convivenza. Invece a me tutto questo mette molta ansia. Non sono abituata a viaggiare, ma soprattutto avrei problemi con il lavoro. Sono una persona timida e insicura. In passato avevo pure difficoltà a farmi degli amici per l'eccessiva timidezza. Ora mi ritengo soddisfatta da questo punto di vista, ma riguardo il lavoro ho proprio un blocco che non riesco a superare. Ho sempre paura di sbagliare e di non essere capace, al punto da rinunciare in partenza a diversi tipi di lavoro. Sono lenta a imparare le cose, distratta e molto impacciata. In questo periodo sto svolgendo il servizio civile in biblioteca, dove mi trovo benissimo, ma è un ambiente molto tranquillo e faccio cose che chiunque saprebbe fare. A parte questa, non ho nessuna esperienza lavorativa e non ho idea di cosa fare in futuro se non mi prendessero a lavorare in biblioteca. In questa condizione non mi sento di andare a vivere all'estero perché dubito che troverei lavoro, e se anche superassi un colloquio, avrei molta difficoltà a svolgere il lavoro stesso.
    Spiego questo al mio ex, che però non mi capisce abbastanza e dice che anche in Italia avrei le stesse difficoltà. È vero, ma non avrei nessun affitto da pagare. Invece se non trovassi lavoro in un altro paese con lui, dovrei farmi mantenere da lui o addirittura dai suoi genitori (i miei non hanno i soldi per questo). Non voglio ripetere quello che gli era successo con la sua ex, che conviveva con lui a spese dei genitori di lui.
    Il giorno dopo cerco di spiegargli meglio tutto questo, ma mi dice che se non sarò disposta a seguirlo anche tra un po', significa che non lo amo. Non sono in grado di decidere, mi sento in difficoltà e gli dico che sono confusa. Sentendo questa parola ha paura che lo lasci. Cerco di calmarlo dicendo che non ho nessuna intenzione di lasciarlo e alla fine, anche se non mi sembra molto contento, dice che potrà fare un corso a Firenze per insegnare inglese. Penso di averlo tranquillizzato un po'.
    Il giorno dopo invece mi scrive che sta ancora molto male, si sente depresso e ha anche litigato con suo padre (con cui non vuole più parlare). Lo chiamo dopo il mio turno di biblioteca, mentre vado all'ospedale a trovare una mia amica che si era operata, ma questa volta non riesco ad aiutarlo. Purtroppo ritorniamo a parlare del lavoro e lui si infastidisce perché non si sente compreso e confortato (ammetto di avere difficoltà a consolare le persone). Dice che dovrei fare qualcosa per lui, che dovrei andare da lui, che non lo sto aiutando e chiude improvvisamente la chiamata.
    Vado completamente nel pallone, non so come comportarmi, non so se chiamarlo subito o aspettare di sentirmi più calma perché rimango anch'io un po' arrabbiata dopo la discussione. Decido di fare la seconda cosa e intanto arrivo all'ospedale. Ne parlo anche con la mia amica. Poi mi si scarica il cellulare, quindi sento il mio ex solo dopo essere tornata a casa.
    Mi aspettavo di discuterci perché non mi ero fatta sentire prima, invece va molto peggio. Non mi dà nemmeno il tempo di scusarmi e spiegare la situazione, pensa che io non mi sia fatta sentire perché ho voluto lasciarlo. Ne è convinto, dice che sono stata codarda perché non sono andata di persona a lasciarlo e che ho approfittato del suo momento molto difficile per abbandonarlo (A sua madre confermano che ha un tumore). In quei giorni mi chiama insistentemente per ripetere quanto io sia stata falsa e mi insulta con parole molto pesanti. Smetto di rispondergli perché, nonostante io comprenda che si comporta così perché non ha capito la situazione e perché sta male, non riesco a stare calma, a lasciarmi scivolare via le offese e a farmi capire. Per qualche giorno uso un altro cellulare vecchio solo per Internet. A un certo punto mi manda un messaggio di scuse per come si era comportato con me per la questione del lavoro, ma io riprendo il cellulare "nuovo" molto dopo e leggo il messaggio troppo tardi. Gli scrivo che ho capito che non ha fatto apposta a comportarsi in quel modo. Forse perché ho letto il messaggio troppo tardi, si arrabbia ancora e mi scrive che si è sentito usato come un giocattolo. Poi più nulla.
    So che ormai l'unica cosa che posso fare è lasciar passare il tempo e distrarmi, ma vorrei qualche parere, per cercare di capire se e dove ho sbagliato e come avrei potuto comportarmi.

  • Si tratta di un ragazzo instabile, probabilmente i problemi che sta affrontanto non lo aiutano. Il punto è che nella vita i problemi ci saranno sempre e bisogna imparare a reagire mantendendo il sangue freddo, parlando con calma e senza farsi sopraffare da paure varie (tipo quella di essere abbandonati) e poi lasciare per ripicca senza aver nemmeno chiarito di persona, faccia a faccia.

    Che dire non è pronto per una relazione e si capisce da come corre troppo e da come vede le possibilità tutte bianche o nere. O si convive all'estero o nulla. Logicamente la cosa migliore da fare era cercare di venirsi incontro. Lui intanto partiva e vedeva se trovava qualcosa e a che condizioni la trovava. Tu finivi il servizio civile e magari potevi anche tentare di andare all'estero. A 28 male non ti avrebbe fatto.

    Però francamente per stare con una persona in un paese estero, a convivere pealtro, sapendo di avere delle difficoltà di base: bisogna avere una buona comunicazione di coppia. A queste condizioni sarebbe stato troppo stressante.

    Che dire, è probabile si faccia risentire non appena si calmeranno le acque. Se soffre di depressione e problemi vari è possibile agisca in base all'umore. Non so se ti conviene riaprire in quel caso la relazione.

    Prima che gli occhi possano vedere devono essere incapaci di lacrime. Prima che l'orecchio possa udire, esso deve aver perduta la sua sensibilità. Prima che la voce possa parlare in presenza dei Maestri, deve aver perduto il potere di ferire. Prima che l'anima possa stare alla presenza dei Maestri, i suoi piedi devono esser lavati nel sangue del cuore."

  • All'estero, senza un lavoro, con lui che non mi pare una persona di facile gestione, che a volte affronta le difficoltà bevendo, con cui non hai comunque una relazione ben collaudata.....mi sembrerebbero gli ingredienti per un probabile disastro (intendo disastro emotivo, per te soprattutto). Non credo che tu abbia sbagliato....

  • Credo che tu abbia fatto bene anche se la cosa è dolorosa. Da quello che dici lui mi sembra abbastanza instabile e anche tu, per tua ammissione, hai delle fragilità. Fare un passo così importante in queste condizioni mi sarebbe sembrato un grosso azzardo non solo per te, ma anche per lui.

  • Grazie per le risposte e per la vostra comprensione. Mi avete risollevato. Ora che è passato quasi un mese me ne sono fatta una ragione e comincio a stare un po' meglio. Ovviamente ci penso ancora, visto che la relazione si è chiusa in modo brusco e senza possibilità di chiarimento, ma non ci penso più continuamente e ho smesso di sognare il mio ex.

    Frili: È proprio quello che ho pensato. Facendo quei grandi passi tutti insieme, con tutte le mie insicurezze e con un ragazzo instabile avrei avuto un crollo di sicuro. E non so esattamente in che modo avrei reagito, ma posso immaginarlo.
    Concordo con fran235: andare a convivere con me all'estero sarebbe stato complicato anche per lui. Prima di tutto perché non è detto che avrebbe trovato un buon lavoro velocemente nemmeno lui, poi perché se fossi stata male io, ne avrebbe risentito (purtroppo posso diventare lamentosa e pesare sugli altri se non sto bene).
    Un altro punto importante che mi creava problemi con lui era la sua tendenza a bere per affrontare le difficoltà. In questi casi non so quale sia il comportamento migliore da avere. Se non stava bene emotivamente ed era con me, anch'io non bevevo niente di alcolico per non invogliarlo a bere. Ma non potevo fare nulla se si metteva a bere da solo.
    Sono d'accordo anche con Juniz: il mio ex non era pronto per una relazione (lo ha detto anche una mia amica). Inoltre, secondo me, è difficile che funzioni bene una relazione tra una persona con problemi di depressione e una con blocchi e insicurezze. Ci piacevamo molto dal punto di vista fisico e non ci annoiavamo mai insieme, ma questo a volte non basta per costruire una relazione seria.
    Dubito che si faccia risentire un giorno, ma se lo facesse non tornerei con lui perché avrei paura che possa ripetersi una situazione simile. Penso che, per i problemi che ha, abbia bisogno di una persona forte e sicura di sé accanto, che sappia stargli dietro nei momenti difficili.

    Per il momento (e penso ancora per molto) preferisco rimanere single e concentrarmi su altro: uscire con gli amici, continuare il servizio civile, dedicarmi a cose che mi piacciono. Ho deciso che questa estate farò un viaggio in Polonia per andare a trovare una mia amica polacca (il pensiero del viaggio mi ha aiutato a distrarmi).
    Penso che prima di avere una relazione seria con qualcuno io debba migliorarmi su alcuni aspetti e avere le idee più chiare su cosa fare nella vita.

  • Bè, complimenti davvero. Pochi sarebbero in grado di riuscire a fare questi ragionamenti in così poco tempo. Forse non sei così fragile come pensi!

  • Grazie :) Ci ho riflettuto molto per capire cosa non avesse funzionato tra me e lui. Può darsi che io sia più forte di quanto pensi, o forse in alcune cose sono fragile e in altre meno.

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