Fatica a gestire le emozioni e "inutili" sensi di colpa

  • Sono di nuovo qua, ad aprire un topic dopo poco più di 1 anno. Ho compiuto 28 anni a fine 2016, ed è stato un anno letteralmente PIENO di alti e bassi dal punto di vista lavorativo, con occupazione "a bocconi" (6 mesi in magazzino, 1 mese da corriere 'pony express', 1 settimana da cassiere, 2 settimane da corriere col furgone, 1 mese da operaio stampaggio, mentre questo mese sto lavorando come commesso): in totale dunque ho cambiato 7 lavori nell'arco di 12 mesi. Non so se questo incida (penso di sì), ma sta facendo di altri cambiamenti che stanno avvenendo in me, che purtroppo però hanno dei brutti effetti collaterali...
    L'ho scritto altre volte, ma lo ripeto, ho avuto un'infanzia assolutamente di m**a, vittima di bullismo sin dal primo giorno delle elementari, fino all'ultimo giorno delle medie, 8 anni. Ai quali è seguita la depressione, che tra alti e bassi, ormai combatto da più di 7 anni. Ultimamente con la psicologa sto tentando un percorso di EMDR per rielaborare gli episodi vissuti e cercare di correggerli...sono appena all'inizio, sono cosciente che sarà un percorso lungo...ricostruendo gli episodi ho rammentato dei piccoli dettagli che avevo rimosso, penso per lo shock o comunque perchè gli impegni della scuola e le apparenti amicizie (apparenti per colpa mia) e il fatto di essere comunque per forza di cose, a quell'età, sempre in mezzo agli altri, le situazioni ti obbligano ad andare avanti lo stesso, anche se dentro di te hai l'inferno...per esempio faccio una grande fatica ad accettare il fatto che gli altri bambini, quelli che stavano intorno a me, abbiano mostrato indifferenza totale nei confronti di quello che succedeva...non pretendevo che prendessero tutti le mie difese, ma speravo/mi aspettavo che quei MALEDETTI bulli, venissero isolati, perchè obiettivamente quello si meritavano...invece no. Sono stato io quello ad essere isolato ed emarginato. Come se sentirmi come mi sentivo fosse una colpa. Come se essere gentili ed educati fosse sintomo di debolezza. Non capivo quello che succedeva intorno a me. E quando tornavo a casa, ai miei genitori interessava solo sapere come è andata. I primi tempi ho tentato di dire quello che mi facevano, ma questa cosa per loro era sconosciuta e così non sono stati in grado di aiutarmi. Quindi dopo poco tempo mi chiusi in me stesso, perchè non sapevo veramente cosa fare...non riuscivo a gestire quelle situazioni, dove venivo attaccato verbalmente, preso in giro ed insultato.

    Ho passato gli anni della scuola, fino al diploma, in modalità Sopravvivenza. Ma non me ne rendevo conto, era la mia abitudine...sono cresciuto con pochissimi rapporti di amicizia e un mare di problemi nel gestire i rapporti sociali, nel crearne e nel mantenerne di nuovi. Per l'altro sesso sono quasi uno sconosciuto, quando mi rapporto cerco di essere il più spontaneo possibile, ma sono vittima della "sindrome del bravo ragazzo" e da un pò di tempo a questa parte, quando mi etichettano così, io "assorbo il colpo", ma quando arrivo a casa e sono da solo e nessuno mi vede o mi sente, io scarico tutta la rabbia, l'insoddisfazione e la tristezza che provo. Perchè sono sempre stato abituato ad essere definito "bravo ragazzo" e lodato, salvo poi essere (abbastanza) evitato manco avessi la lebbra...a scuola mi ricordo molto bene le ragazze che, quando venivo preso in giro, dicevano "Ma lasciatelo in pace, poverino!"...ovviamente non lo dicevano in buona fede, ma lo dicevano perchè facevo loro pietà...anche questa cosa ha provocato in me un forte senso di impotenza e rabbia, che condiziona i rapporti a tutt'oggi. Ho tentato in tutti questi anni di psicoterapia di riparare la mia autostima, ma le mie vicissitudini lavorative (lavoro da 10 anni e, a parte il primo lavoro, non sono mai durato 1 anno da nessuna parte) e il mio "nulla cosmico" in ambito sociale, mi buttano giù...e non è semplice cambiare prospettiva.

    Adesso sento il peso degli anni (pur essendo ancora giovane, sono consapevole di questo, ma so anche cosa ho passato) e mi rendo conto che la spensieratezza non ci sarà mai più. Abito da solo, per cui se lavoro, faccio le mie 8 ore di lavoro, torno a casa e devo pensare a casa (pulizie, doccia, cucinare, ecc.). So che sono difficoltà per TUTTI quanti, so che siamo tutti sulla stessa barca, solo che io mi sento come in colpa, perchè se sono solo dovrebbe essere colpa mia...ma poi ripenso sempre a quello che ho passato e mi dico "No io ho fatto quello che ho potuto e ho sempre lottato"...però alla fine vince sempre la vocina "Puoi dire quello che ti pare, ma sei solo".

    Questi conflitti interiori, relativi a quest'ultimo periodo, provocano scatti di rabbia, che riesco a sfogare solo quando sono da solo a casa, perchè fuori ovviamente sarei (giustamente) preso per pazzo...

    Scusate per il post confusionario, per spiegarmi veramente bene avrei dovuto scrivere un papiro ancora più lungo, ma non sarebbe stato il caso...mi chiedo se ci sono altre persone passate per la piaga del bullismo che possano aver vissuto quanto ho vissuto io...mi piacerebbe conoscerle e avere un confronto con loro...all'epoca, ma anche oggi, il senso di "essere diverso" che avvertivo allora, è ancora presente. Sarebbe bello un gruppo di auto-aiuto, ma nella mia città non ce ne sono e non saprei neanche da dove partire per aprirne uno. Vi ringrazio per aver letto lo sfogo.

  • Ti deridevano perché eri diverso dallo stereotipo accettato. Ne hai sofferto, è normale. Ma adesso sei un uomo e devi essere orgoglioso di essere diverso. W la diversità!

  • Il problema secondo me non erano i bulli ma quelle stronze e quelle larve maschi e femmine che facevano sistema per costringere i "bulli" a sacrificare qualche capro espiatorio per risultare loro innocenti e benevolenti ma volevano solo un contentino dalla maestra

    Il mondo moderno è una parabola della scuola

  • Cerca di stare tranquillo, gli anni della scuola sono passati, prendi quello che ti può servire per affrontare le sfide future, il resto archivialo. Ogni tanto ritornerà fuori qualche spiacevole ricordo, va bene, ne soffrirai, ma poi devi vivere.

    se vi è un problema, in quanto tale, ha una soluzione, altrimenti è un dato di fatto con cui convivere

  • Ti deridevano perché eri diverso dallo stereotipo accettato. Ne hai sofferto, è normale. Ma adesso sei un uomo e devi essere orgoglioso di essere diverso. W la diversità!

    Il problema è che in realtà ne soffro ancora, perchè non sono in grado (anche per limiti miei dovuti a quanto passato) di conoscere persone (e tenerle, tenere i contatti)...sono stato per troppo tempo, troppo presto, a "bastarmi" e adesso è sempre più fatica...è anche per questo che soffro ancora. Se fate fatica a comprendere questa cosa, lo capisco. Probabilmente solo chi ci è passato può (e non siamo TUTTI, quella è una frase fatta del ca❤❤o).

  • Ciao Freedom ho letto la tua storia. Purtroppo fai parte di una realtà sempre più presente e preoccupante al giorno d'oggi.
    Hai ragione in tutto e per tutto sul bullismo.

    Ad oggi ti ritrovi con gli effetti che quelle ferite passate hanno su di te. In pratica la tua mente ha 'registrato' sotto forma di modelli operativi quel tipo di interazioni e te le ripropone oggi con la stessa intensità. È un lavoro lungo quello di sganciare il significato emotivo degli oggetti interni da ciò che vivi oggi. Vanno passate varie fasi, tra le quali una delle più significative sarà quella della rabbia (che in un modo o nell'altro hai dovuto reprimere).

    Dott. Minelli Francesco - Psicologo/Psicoterapeuta

  • Ciao, comunque io ti capisco. Anche io tanti anni fa sono stato vittima di bullismo. Quello che ti ho detto è un incoraggiamento a recuperare, aiutato da un professionista, la tua autostima. Forza e coraggio

  • Ciao, comunque io ti capisco. Anche io tanti anni fa sono stato vittima di bullismo. Quello che ti ho detto è un incoraggiamento a recuperare, aiutato da un professionista, la tua autostima. Forza e coraggio

    D'accordo, ti ringrazio per l'incoraggiamento. E mi dispiace per quello che hai subito, anche se magari per te potrebbe essere acqua passata.

    Oggi sono a casa da lavoro (in compenso domani e dopodomani saranno i miei ultimi giorni e poi dovrò di nuovo cambiare lavoro) e mi trovo in uno di quei momenti, normali, che capitano a buona parte (quasi tutti potrei dire) gli uomini nella mia situazione: il disagio e lo smarrimento per non avere una ragazza accanto, con cui parlare seriamente e non, scherzare e coccolarci (in tutti i sensi :p :D). Quando la mia mente va in questo stato (causato dal fatto che non ho la giornata programmata), c'è una parte di me che si sente in colpa...pur sapendo quello che ho passato, descritto nel primo post, nel mio io profondo avrei tanto desiderato essere più forte del disagio e della malattia, per poter fare esperienze VERE, facendomi avanti...invece queste cose hanno fatto sì che io non riuscissi ad avvicinare veramente alcuna ragazza che mi interessa...o comunque io già nella mia mente penso che tanto sono tutte impegnate e che sono fuori dalla mia portata e che servono soldi per portarle fuori a serate, gite, ecc., cose che già io non riesco a fare da single (perchè non ho entrate economiche costanti, sono anni che non mi faccio una vacanza, perchè non voglio viaggiare per poi tornare e fare la vita di pezzente che non è nemmeno in grado di fare la spesa) e la cosa mi intristisce...anche la mia psicologa ha detto che è il problema più gravoso nella ricerca di una relazione affettiva...

    Non cerco Miss Italia/Miss Universo, ma ho avuto un sacco di conferme di essere un ragazzo carino nella media e mi piacerebbe trovare qualcosa di vagamente simile/affine, ma non ho un'idea precisa in testa, ed è GIUSTO che sia così. Solamente che mi sento in stato di disillusione totale, per la carente autostima credo...

    So che il mio post può sembrare contraddittorio. Volevo solo condividere ciò che mi sta passando per la testa. Avrei potuto prendere un quaderno e scrivere (cosa che faccio), però non mi dà fastidio che leggiate anche voi, dato il forum in cui mi trovo. Alla fine non ho niente da perdere. Buona giornata a tutti.

  • Niente, non riesco a capire perchè, quasi tutti i giorni, quando sono a casa da solo, scateno tutta la rabbia che ho dentro e urlo e impreco...non riesco a smettere...non riesco a credere che cose successe in infanzia/adolescenza possano segnare così tanto...non ho nemmeno un gran rapporto con i miei genitori...mia madre è malata ormai da più di 5 anni, fa continuamente delle cure e sta parecchio male perchè non accetta la sua condizione e io faccio molta fatica a starle vicino...
    Mentre mio padre, che di carattere è sempre stato insicuro, si comporta quasi come un freddo gendarme...per esempio quando vado a pranzare da loro, ogni volta mi dà istruzioni su cosa mangiare/cosa fare/dov'è il mangiare, ecc. e mi dà un fastidio enorme...oppure quando torno a casa stanco e stressato da lavoro, neanche tempo di dirmi come va, ma mi dice che c'è un'offerta, manda il curriculum, accetta il lavoro...OOOOHHH! Il problema è che reagire con lui non serve a niente, perchè è troppo vecchio per riuscire a cambiare atteggiamento e modo di porsi...non lo so, non riescono mai a trasmettere positività, mai...io non la pretendo nè me l'aspetto in realtà, ma a volte ne ho bisogno e non c'è comunque...

    Adesso sto prendendo del Deniban, per tentare di calmare ansia e depressione, che questa settimana sono più aggressive che mai, visto che ho cambiato di nuovo lavoro e sono tornato in fabbrica...mi chiedo se la serenità (quella VERA) arriverà mai, oppure se tutta questa me❤❤a mi segnerà per il resto della vita...

  • Io non riesco a scrivere di me, mi vergogno, eppure forse molte mie esperienze potrebbero essere di esempio ad utenti di questo sito che trovandosi nelle mie condizioni, non commettano errori. Quando rispondo a qualcuno cerco di dare spunti in base alle mie esperienze e spesso scrivo di pensare sempre a quello che si sta facendo e a che cosa comporterà e a come ci si sente...certo è difficile farlo sempre, ma provandoci, si riuscirò a pensarci bene prima di decidere. Esempio mi serve un'auto, potrei comprarmi una buona berlina, ma invece mi compro una barca....tanto ne ho trovata una d'occasione al prezzo di un'auto....d'accordo, è una barca e a me serviva l'auto, ma vuoi mettere? Era un'occasione e non me la sono fatta scappare...mica sono stupido. Questo è un esagerato esempio di come una errata concezione degli eventi ci può far fare scelte errate. Per la famiglia è la tua famiglia, quando non ci saranno più li cercherai e ti pentirai di come hai agito ora. Ciao.

    se vi è un problema, in quanto tale, ha una soluzione, altrimenti è un dato di fatto con cui convivere

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