• Che senso ha vivere, se poi si deve morire?
    Vale veramente la pena crescere, amare, odiare, studiare, trovarsi un lavoro, essere felici, tristi... se poi finirà tutto?

  • Znaniye: "... crescere, amare, odiare, studiare, trovarsi un lavoro, essere felici, tristi ..."

    E ti pare poco?

    Consultando abbastanza esperti puoi trovare conferma a qualsiasi opinione.

  • come dice il mio caro vicino di casa novantenne quando si beve un bianco al bar con i suoi amici....perché dovrei pensare alla morte: finché ci sono io, lei non c'è; quando ci sarà lei, io non ci sarò più.

    namasté

    Love all, trust a few, do wrong to none

  • Il tuo caro vicino di casa è un saggio, epicureo, bevitore ...

    Consultando abbastanza esperti puoi trovare conferma a qualsiasi opinione.

  • Znaniye: "... crescere, amare, odiare, studiare, trovarsi un lavoro, essere felici, tristi ..."

    E ti pare poco?

    E' tanto, certo. Ma se si considera che alla fine noi smetteremo di esistere, in qualche anno saremo dimenticati e in un futuro ancora più prossimo persino il pianeta smetterà di esistere... ha un senso vivere? Mi pare inutile

  • Religione, scienza, matematica, lettere, filosofia, sport, lettura, porno, yoga, videogame, anime, palestra, lavoro, criminalità, siamo un po' tutti alla ricerca di cosa fare prima di morire no?

    Scherzi a parte, la mia potrebbe essere una riflessione un po' cinica, ma non penso ci siano problemi giusto? Dal mio punto di vista, la vita è fredda, fine a se stessa e senza un vero significato. Non sono religioso, non ci ho mai creduto nonostante abbia avuto un'educazione abbastanza concentrata sulla preghiera quando ero alle elementari. Tutti i miei atteggiamenti nei confronti di un credo sono sempre stati dettati dall'innocenza della fanciullezza, ma alla lunga, sviluppando un mio modo di pensare e di vedere le cose, mi sono allontanato sempre di più. Adesso credo di potermi definire semplicemente ateo.

    Ho avuto modo di discutere con persone che credevano ciecamente, ognuno alla loro maniera, con alcuni che condivano gli eventi della propria vita con miracoli difficilmente credibili (ma chi sono io per giudicare?) e non mi hanno mai convinto. Alla fine sono arrivato alla conclusione che ognuno da alla vita il significato che preferisce, si tratta d'un processo d'accettazione nei confronti di quest'ultima il quale ci consente d'andare avanti.

    E' importante però non vederla come una corsa che inizia dall'utero materno e finisce nella fossa del becchino. Le componenti dell'esistenza sono tante, come hai detto tu "crescere, amare, odiare, studiare, trovarsi un lavoro, essere felici, tristi" sono tutte esperienze che abbiamo la fortuna di provare ed ognuna di loro ha un effetto diverso sulla nostra persona.
    Bisogna però ovviamente vedere quanto ci si aspettava dalla vita quando ancora non la si conosceva e la si affrontava come veniva, ovvero da bambini, dove tutto appariva più semplice e diretto. Rimanere delusi può davvero demotivarci nell'accettazione dell'esistenza così come ci si presenta e spesso tende a sminuirne anche i lati positivi.

  • In effetti siamo figli incrstuosi di un dio minore...
    Concepiti nella violenza
    Abbandonati...

    Ma la soluzione spesso sta nel problema...

    Grazie a questo errore si può
    Godere della vita...
    Il mondo e' bello ed effimero..
    Farne parte e' entusiasmante

    Amatevi l'un l'altro, ma non fatene una prigione d'amore. Gibran

  • Non ha senso infatti, ma esiste una cosa chiamata istinto di sopravvivenza che quando avvicini la bocca alla canna del gas ti fa dire:"che ca❤❤o sto facendo". E purtroppo ti blocchi. Altrimenti la vita non sarebbe mai esistita sulla terra. Va accettata senza dare sensi. Ingannando il tempo come in una sala d'attesa. Puoi non fare un ca❤❤o o leggere una bella rivista.

  • La vita può essere anche densa di significato,dipende dallo scopo che una persona si prefigge. Il fatto che il neonato non abbia altro scopo che ciucciare latte non significa che quello che uno si da strada facendo sia necessariamente artificioso o forzato, dal mio punto di vista almeno.

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